La sessualità in gravidanza

La sessualità in gravidanza

La sessualità viene esperita da ogni coppia durante il periodo perinatale in modo diverso ed è possibile osservare una grande variabilità tra una coppia e l’altra. L’attività sessuale può essere una risorsa psicologica in grado di migliorare la qualità della vita dei due partner tra cui il modo di stare in relazione.

L’idea generale è che non esiste una regola su come o cosa sia giusto fare (sessualmente parlando) nel periodo perinatale; piuttosto esiste un modo di vivere l’intimità che, se flessibile, si “aggiusta” sui cambiamenti che la gravidanza e il parto comportano, mantenendo inalterata la “qualità” che nutre il rapporto di coppia (ad esempio, la tenerezza, il gioco, la vicinanza). In alcuni casi, invece, la sessualità è vissuta in modo rigido, si basa su regole (ad esempio “è giusto avere 2 rapporti alla settimana”, “la sessualità deve prevedere il coito e l’orgasmo”, etc) per cui, nel momento in cui cambia il contesto, crolla la vita sessuale con conseguenze sulla relazione di coppia.

 

La fisiologia genitale e la reattività sessuale

La vasocongestione genitale nella donna durante l’eccitazione sessuale è intensificata durante il primo e secondo trimestre di gravidanza, mentre nel terzo semestre si può osservare una vasocongestione generalizzata che è influenzata solo in parte dall’eccitazione sessuale. Questo comporta che la lubrificazione e l’orgasmo siano generalmente intensificati, anche se a volte l’orgasmo può essere accompagnato da crampi. Nel terzo trimestre, le contrazioni vaginali sono deboli e talvolta si verificano spasmi muscolari tonici. Nelle prime 6-8 settimane dopo il parto e durante l’allattamento, l’eccitazione sessuale delle donne è fisiologicamente ridotta, le pareti della vagina sono più sottili e l’orgasmo è meno intenso; le donne che allattano possono secernere  latte durante l’orgasmo. Tre mesi dopo il parto e con l’interruzione dell’allattamento questi cambiamenti regrediscono e alcune donne in seguito a questo periodo sperimentano l’orgasmo più intenso di prima (Masters & Johnson, 1996). Nella ripresa dell’attività sessuale le donne generalmente percepiscono la loro tonia vaginale immodificata o più stretta (11-20); 3-4 mesi dopo il parto la tonia è in gran parte percepita come invariata rispetto a prima della gravidanza.

 

Soddisfazione sessuale, orgasmo e problemi sessuali

Prima della gravidanza il 76-79% delle donne provano piacere durante il rapporto (7-21% per niente); nel primo trimestre di gravidanza il  59%, nel secondo il 75-85% e nell’ultimo il 40-41% (16,17,24,33). Prima della gravidanza, nelle donne di circa 30 anni, l’incidenza dell’orgasmo varia attorno al 51-87% mentre il 10-26% rimangono anorgasmiche durante tutta la loro vita. Durante il post parto il primo orgasmo si verifica in media dopo 7 settimane in un range che varia da 2 a 18 settimane. La velocità relativa al raggiungimento dell’orgasmo e la modalità di raggiungimento rispetto al periodo precedente la gravidanza rimane invariato.

Il problema più diffuso in gravidanza è la paura di danneggiare il feto durante l’attività sessuale. Questa paura inibisce circa ¼ delle madri e almeno ¼ degli uomini (che talvolta hanno paura di ferire anche la partner).  Non ci sono studi che abbiano trovato correlazioni tra aborto o parto prematuro e attività sessuale della donna. La dispareunia (l’avere rapporti sessuali dolorosi) colpisce il 22-50% delle donne in gravidanza. mentre il  12% ne soffriva anche prima. Nel terzo trimestre, un numero alto di donne sono anche irritate dalle contrazioni orgasmiche uterine (6-62%), dalla difficoltà di trovare una posizione (12-20%), da una mancanza di attrazione sessuale (4-20%) o sono preoccupate per la soddisfazione sessuale del coniuge (35-88%).

Per la maggior parte delle coppie, l’attività sessuale dopo la gravidanza è problematica. Solo il 14% delle donne e il 12% degli uomini dichiara di non aver problemi sessuali dopo il parto. Circa il 64% delle madri e il 19-64% dei padri hanno paura della ripresa dell’attività sessuale. Più della metà delle donne prova un’esperienza di dolore durante il primo rapporto dopo il parto e a 13 mesi dopo il parto il 22% delle donne hanno ancora problemi sessuali. Il 57% delle donne sono preoccupate per la soddisfazione del partner. Nel lungo termine, l’attività sessuale di almeno ⅓ delle coppie peggiora e diventa evidente 3-4 anni dopo la nascita del bambino. Allo stesso tempo ¼ delle madri riporta un intensificarsi della loro vita sessuale dopo la nascita.

Da circa ¼ a ½ delle donne incinte si sentono meno attraenti rispetto a prima, mentre il 12% si sentono più attraenti.

 

Conclusioni

Il periodo perinatale implica stress e può comportare degli effetti negativi sulla sintonia e il benessere di coppia. Per questo motivo, soprattutto nel periodo post-natale, può essere d’aiuto consultare uno psicoterapeuta che lavora con le coppie. Suggeriamo pertanto al personale sanitario di non sottovalutare il disagio psicologico (“è normale, poi passa”) ma di considerare la possibilità di inviare le coppie in difficoltà (che riportano problemi nella sessualità o nella comunicazione) ad un professionista di fiducia, che possa offrire un aiuto, un sostegno o una alternativa valida per affrontare il malessere.

I disturbi sessuali possono emergere sotto forma di scarso desiderio da parte della donna. Sicuramente è possibile che una componente del disagio sia di origine ginecologica, come ad esempio il dolore durante il rapporto dovuto all’episiotomia, o la secchezza vaginale conseguente ai livelli ormonali, o le infezioni al seno che talvolta compaiono durante l’allattamento. Ma, poiché molti disturbi sessuali persistono nel post-partum anche per mesi o anni dopo che questi problemi sono stati risolti, diventa necessario o altamente consigliato un confronto con un professionista. I disturbi sessuali che si trascinino per un lungo periodo sono spesso correlati a litigi nella coppia (spesso su argomenti che non riguardano la sessualità, come i lavori di casa). Questo mette in moto circoli viziosi basati sull’evitamento del problema (sessuale ed emotivo) e comportano un allontanamento affettivo dei due partner che può portare alla separazione.

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