Dispareunia o dolore coitale: cosa dice la scienza in merito?

dispereunia dolore coitale

La nuova classificazione proposta dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5) ha raggruppato Dispareunia e Vaginismo sotto la stessa nomenclatura di Disturbo Genito-Pelvico e della Penetrazione. Questa scelta desidera sottolineare come questi disturbi sessuali siano strettamente connessi e difficilmente distinguibili a livello clinico (“Dispareunia: Superare il dolore e la paura della penetrazione sessuale”, 2017).

I sintomi del dolore coitale

Il Disturbo da Dolore Genito-Pelvico e della Penetrazione (DGP-P) viene classificato all’intero del DSM 5 come una disfunzione sessuale femminile caratterizzata dalla presenza persistente e ricorrente di uno o più dei seguenti problemi:

  • Incapacità di avere una penetrazione vaginale. Questa problematica può presentarsi durante il rapporto sessuale, ma anche in altre occasioni (visita ginecologica o utilizzo di un assorbente interno).
  • Marcato dolore vulvovaginale o pelvico durante il rapporto vaginale o in concomitanza di tentativi di penetrazione.
  • Marcata paura o ansia per il dolore vulvovaginale o pelvico in previsione, durante o come risultato della penetrazione vaginale.
  • Contrazione marcata o irrigidimento dei muscoli del pavimento pelvico durante il tentativo di penetrazione vaginale.

Per poter fare una diagnosi di Disturbo da Dolore Genito-Pelvico e della Penetrazione, i sintomi di un paziente devono essere presenti per almeno sei mesi e causare un disagio clinicamente significativo. Inoltre, la disfunzione sessuale non è meglio spiegata da un altro disturbo sessuale, né è conseguenza di un grave disagio relazionale (es: violenza del partner) o altri fattori di stress significativi. In aggiunta, non è attribuibile esclusivamente agli effetti fisiologici diretti di una sostanza o a condizione medica generale.

Il dolore coitale è più comunemente segnalato durante la prima età adulta e nel periodo peri-menopausa e post-menopausa (Genito-Pelvic Pain or Penetration Disorder (Sexual Pain Disorder) 2019).

È un’esperienza percettiva complessa: coinvolge significati psicologici e relazionali, che possono diventare sempre più importanti nel caso insorgesse una vera e propria cronicità al dolore. Il dolore coitale è una tematica molto delicata, poiché quest’ultimo coinvolge comportamenti carichi emotivamente, legati all’intimità sessuale. Purtroppo, molte donne hanno riscontrato una mancanza di supporto in ambito medico con la conseguente frustrazione legata a diagnosi errate, nonché sbrigative. Si pensi ad un ginecologo che invece di approfondire la sintomatologia riportata dalla paziente si limita al generico “È stretta, tesa. Si rilassi. Prenda un ansiolitico”. I sintomi sono subdoli e bisogna impegnarsi per comprendere a fondo la complessa eziologia del dolore sessuale.

La differenza tra dispareunia e vaginismo è sottile, per tale ragione queste due disfunzioni sessuali sono state raggruppate in un’unica categoria all’interno del DSM-5 (“Sessuologia medica. Trattato di psicosessuologia, medicina della sessualità e salute della coppia” Jannini, Lenzi, Maggi, 2017). Se però volessimo scinderle l’una dall’altra, verrebbero descritte come segue:

  • Si parla di dispareunia quando è presente un ricorrente o persistente dolore genitale duranti i tentativi di penetrazione o durante la penetrazione completa vaginale nel rapporto sessuale. Questo disturbo colpisce il 12-15% delle donne in età fertile e fino al 45,3% di quelle in post-menopausa.
  • Parliamo invece di vaginismo quando è presente una persistente o ricorrente difficoltà della donna ad accettare la penetrazione vaginale del pene, di un dito o di un oggetto, nonostante l’espresso desiderio della donna di farlo. In questo caso sono spesso coinvolti una paura anticipatoria del dolore e un correlato evitamento fobico. Il vaginismo causa disagi a circa lo 0,5-1% delle donne fertili.

Cosa causa il dolore coitale?

L’eziologia del Disturbo da Dolore Genito-Pelvico e della Penetrazione è multifattoriale e complessa, in quanto fattori biologici, psicologici e relazionali si intersecano influenzandosi vicendevolmente, perpetuando e mantenendo la risposta al dolore della donna.  Quella che inizialmente potrebbe essere una risposta nocicettiva adattativa, derivante da un danno tessutale, può trasformarsi in dolore neuropatico e/o infiammatorio seppur in assenza di lesione acute.

I fattori legati allo sviluppo del disturbo non sono noti, ma i fattori rilevanti per capirne causa ed impostare il trattamento possono includere:

  • Lo stato di salute di un partner e le eventuali difficoltà con i rapporti sessuali.
  • Fattori relazionali, come differenze nel desiderio sessuale o mancanza di comunicazione.
  • Vulnerabilità individuale, come una storia di abuso o una cattiva immagine del corpo.
  • Atteggiamenti culturali e religiosi verso la sessualità.
  • Problematiche mediche, come infezioni o condizioni che causano dolore nella regione genito-pelvica.

Un importante fattore di rischio per lo sviluppo del Disturbo da Dolore Genito-Pelvico e della Penetrazione è il dolore durante l’inserimento del tampone. Inoltre, molte donne possono sperimentare un aumento dei sintomi legati al dolore genito-pelvico durante il periodo post-partum o dopo una storia clinica di infezioni vaginali (Genito-Pelvic Pain or Penetration Disorder , Sexual Pain Disorder. 2019.).

Vissuti emotivi legati alla dispereunia

I fattori psicologici sono molteplici. Le donne con diagnosi di Disturbo da Dolore Genito-Pelvico e della Penetrazione hanno maggiori probabilità di avere una storia passata costellata da abusi sessuali, fisici o emotivi. Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato che i disturbi del dolore sessuale sono più frequenti nelle donne con una storia di disturbi depressivi o ansiosi. È importante riconoscere che il pavimento pelvico funziona come un organo emotivo: l’ansia causa contrazioni riflesse dei muscoli pelvici. Uno studio eseguito tramite elettromiografia, in donne non patologiche, ha dimostrato che le contrazioni involontarie del diaframma pelvico sono più intense durante gli stati di ansia piuttosto che in risposta ad una minaccia sessuale.

Gli schemi “distintivi”, nel contesto della sessualità, sono definiti come idee nucleari che le persone hanno sulla sessualità e su sé stesse in quanto esseri sessuali. Spesso gli individui con disfunzione sessuale mostrano convinzioni e aspettative sulla sessualità irrealistiche ed imprecise. È importante tener presente che gli schemi cognitivi hanno origine da esperienze passate; si riflettono nelle azioni del presente e guidano il comportamento sessuale futuro, quindi possono essere fattori predisponenti allo sviluppo di disfunzioni sessuali.

Nelle donne con una disfunzione sessuale, come il Disturbo da Dolore Genito-Pelvico e della Penetrazione, vi è un’attivazione significativamente maggiore di schemi cognitivi negativi. Ne consegue un basso coinvolgimento affettivo, evitamento dell’intimità, nonché livelli più elevati di ansia anticipatoria correlati all’abbandono. In questi casi vengono spesso osservati schemi cognitivi legati a paura, solitudine, rifiuto; giudicanti, critici e di fatto non funzionali per il benessere della persona.

Le donne con tale disfunzione sessuale tendono a interpretare le esperienze sessuali negative come segno di incompetenza e fallimento personali. In aggiunta, anche le cognizioni negative sul dolore sembrano modulare l’intensità dello stesso. Con questi presupposti, da un lato può venire a crearsi uno stato di ipervigilanza, ovvero una costante attenzione e monitoraggio delle sensazioni genitali che potrebbero segnalare l’insorgenza del dolore. Dall’altro lato si può addirittura giungere ad una catastrofizzazione, che implica l’inferenza della peggiore conseguenza possibile quando si sperimenta il dolore. Entrambi gli aspetti portano ad un aumento dell’esperienza del dolore e alle sue possibili conseguenze negative.

Sebbene la donna provi dolore, è importante riconoscere che questo suo disagio colpisce anche il partner. La paura del dolore porta all’evitamento della penetrazione e infine all’evitamento del partner. Per questa ragione è importante favorire la comunicazione sessuale all’interno della relazione di coppia, consentendo una discussione aperta sul dolore e aumentando il repertorio sessuale (“Female Genito-Pelvic Pain/Penetration Disorder: Review of the Related Factors and Overall Approach”2018) Il dialogo e l’ascolto sono alla base di un rapporto solido: la sessualità non dev’essere un tabù, ma un momento di condivisione con sé stessi e con il proprio partner.

Il modello di evitamento della paura del dolore cronico di Basson

Lo sviluppo e la persistenza del Disturbo da Dolore Genito-Pelvico e della Penetrazione possono essere concettualizzati in quanto circolo vizioso. Viene a generarsi un vero e proprio loop da cui è difficile uscire.

Un’esperienza dolorosa iniziale produce pensieri paurosi e catastrofici sul dolore e sul suo significato. Questi ultimi portano a un’ipervigilanza somatica che amplifica tutte le sensazioni potenzialmente negative, aumentando, di fatto, le emozioni negative associate al dolore e portando ad un evitamento dell’attività sessuale. L’ipertono del pavimento pelvico esacerba secondariamente questa esperienza. Il dolore altera l’eccitazione genitale, determinando una minore lubrificazione e una penetrazione dolorosa. Ripetute esperienze di dolore sessuale convalidano la paura e la necessità di vigilanza, contribuendo all’evitamento della penetrazione vaginale. Infine, l’evitamento dell’attività sessuale impedisce che i pensieri automatici vengano confutati   (“Female Genito-Pelvic Pain/Penetration Disorder: Review of the Related Factors and Overall Approach” Dias-Amaral & Marques-Pinto, 2018)

Trattamento del dolore coitale

In prima battuta è fondamentale comprendere l’eziologia del disturbo. L’approccio terapeutico migliore è di tipo multidisciplinare e per questo la strategia migliore, di solito, risulta dalla combinazione di diverse modalità terapeutiche. Ciononostante, ci sono trattamenti più o meno mirati in base alla causa di insorgenza del dolore coitale.

Ad esempio:

  • Per i rapporti dolorosi dopo la gravidanza, è necessario che il partner eserciti dolcezza e pazienza.
  • Per i rapporti dolorosi nelle donne in menopausa, possono essere utilizzati lubrificanti e creme o farmaci contenenti estrogeni prescritti dal ginecologo o medico curante.
  • Per i rapporti dolorosi causati dall’endometriosi, è possibile trovare sollievo tramite terapia farmacologica. In questo caso anche la chirurgia può essere un’opzione da prendere in considerazione potendo giovare al benessere della paziente.
  • Per rapporti dolorosi dovuti a fattori psicologici, è necessario trovare supporto in professionisti quali psicologi e/o psicoterapeuti.

Psicoterapia cognitivo-comportamentale e dolore coitale

Quando i problemi psicologici e / o relazionali sono le componenti predominanti del disturbo, la psicoterapia cognitivo-comportamentale è uno dei possibili interventi, la sua efficacia è stata dimostrata da molteplici studi e per questo è molto popolare.  È un tipo di terapia che può essere praticata individualmente, in coppia o in gruppo. La terapia si focalizza sulle distorsioni cognitive, la disregolazione emotiva e i comportamenti disadattivi che perpetuano i sintomi ed interferiscono con il rapporto di coppia.

Per molte donne, il successo terapeutico è definito come l’eliminazione totale del dolore, ma alcune non riescono a raggiungere questo obiettivo. Alcuni esempi di esiti positivi sono la riduzione del dolore da grave a moderato o lieve; riduzione della tensione muscolare nel perineo/bacino; riduzione delle cognizioni negative relative al dolore (pensieri catastrofici meno frequenti e capacità di valutare situazioni che generano dolore in modo più positivo); coping positivo (la capacità di concentrarsi sulle componenti positive dell’esperienza sessuale); e il miglioramento del funzionamento sessuale a tutto tondo (esplorazione delle espressioni della sessualità e incremento della capacità di comunicare i propri bisogni al partner).

L’approccio terapeutico iniziale dovrebbe partire dalla psicoeducazione di coppia. Né il paziente né il partner devono affrontare questa fase svolgendo un ruolo passivo: è un’opportunità per comprendere il problema, per conoscere l’anatomia femminile e per sfatare i falsi miti. La coppia dovrebbe anche essere informata sulla natura biopsicosociale del Disturbo da Dolore Genito-Pelvico e della Penetrazione e sul ruolo dei problemi psicologici e coniugali come fattori scatenanti e di persistenza. Alla coppia dovrebbero essere fornite strategie comportamentali in grado di migliorare le sensazioni di dolore della donna durante il rapporto. Questa graduale esposizione al contatto fisico di solito si traduce in un aumento del desiderio, dell’eccitazione e conduce ad una riduzione del dolore. Inoltre, la focalizzazione sensoriale è utile anche per espandere il repertorio sessuale della coppia. Alla fine di un programma cognitivo-comportamentale, i livelli di ansia delle donne diminuiscono, mentre l’armonia coniugale e la soddisfazione sessuale globale migliorano (Genito-Pelvic Pain or Penetration Disorder (Sexual Pain Disorder) | Psychology Today, s.d.).

Terapia mansionale integrata e dispereunia

Un’ulteriore forma di approccio terapeutico al dolore coitale ci è fornito dalla Terapia mansionale integrata (TMI). Quando non sono dipendenti da fattori fisiologici, le cause più comuni riguardanti i problemi sessuali sono spesso legate ad emozioni di paura, depressione, ansia da prestazione o problemi relazionali. Pensiamo alla difficoltà nella gestione delle proprie emozioni, alla paura del rifiuto o dell’intimità stessa. In questa cornice la terapia mansionale integrata ha lo scopo di eliminare gli ostacoli che impediscono di vivere una vita sessuale armoniosa e serena. Tutto ciò avviene attraverso una terapia orientata alla modificazione di comportamenti, credenze ed emozioni legate alla sessualità.  La Terapia mansionale integrata è suddivisa in quattro aree di intervento:

  • La conoscenza di sé. Conoscenza personale e comportamentale del proprio corpo e delle risposte sessuali attraverso l’esplorazione visiva, tattile e del proprio mondo interiore.
  • La conoscenza di sé con l’altro. Il partner diventa uno specchio in cui osservarsi a tre livelli: comportamentale, cognitivo e relazionale.
  • La conoscenza del proprio piacere e dei propri vissuti. Possibilità di sperimentare e scoprire il piacere sessuale nel suo aspetto individuale connettendosi con le proprie emozioni.
  • La conoscenza dell’intimità di coppia. Esplorazione dei comportamenti utili a procurare piacere reciproco ed esposizione a livelli di intimità crescente (condivisione delle emozioni sessuali) per sperimentare la cooperazione e dunque la fiducia reciproca.

Ma perché parliamo di terapia mansionale? Le mansioni sessuali sono delle prescrizioni che si traducono in una serie di esercizi che la coppia o svolge a casa tra una seduta e l’altra. Da sottolineare che lo scopo delle prescrizioni non è quello di comportare piacere sessuale, difatti sono da considerarsi dei veri e propri homework. Il fine è quello di creare per la coppia uno spazio sicuro in cui esplorare la propria sessualità sotto la guida del terapeuta. Il cambiamento arriva nel momento in cui il paziente scopre di avere delle risorse, dei modi di comportarsi e di pensare che non avrebbe mai pensato di possedere. A tutto ciò si giunge grazie alla sperimentazione di nuovi ruoli e di inedite modalità di comportamento.

Nel caso del Disturbo da Dolore Genito-Pelvico e della Penetrazione il fine del trattamento sarà la risoluzione della contrazione involontaria della muscolatura perivaginale. La terapia si suddivide in quattro fasi distinte, ma correlate:

1°Fase.

  • Autosservazione fisica e cognitiva. Questa mansione viene prescritta ad entrambi i partner, passando da una fase dapprima visiva e successivamente tattile. È fondamentale la gradualità e il rispetto di un tempo prefissato (20 minuti almeno due volte a settimana). Viene chiesto di prestare attenzione ad eventuali pensieri o immagini disturbanti durante il compito.
  • Esercizio di Kegel. Consiste in una serie di contrazioni e rilasciamenti del muscolo pubococcigeo. Il fine è quello di dimostrare alla donna la possibilità del controllo volontario della muscolatura perivaginale.
  • Osservazione dei contenuti cognitivi ed emotivi durante l’esercizio.

2°Fase

  • Focalizzazione sensoriale. La mansione consiste nell’accarezzarsi a turno, focalizzandosi dapprima sulle sensazioni fisiche, evitando la zona genitale e il seno. Successivamente verrà chiesto di includere anche la zona genitale utilizzando l’esercizio di Kegel e lasciando massimo controllo alla donna.

3°Fase

  • Masturbazione. Questo esercizio può suscitare delle resistenze. Il dialogo e la condivisione delle fantasie col partner può aiutare la donna ad affrontare il compito ed aiuta la coppia a diventare una base sicura.

4°Fase

Coito inesigente. L’esercizio può essere eseguito con gradualità.  È importante precisare l’eventualità che compaia il dolore e la possibilità di fermarsi se risulta eccessivo. Il controllo dell’andamento della mansione sarà lasciato alla donna.

In sintesi, la Terapia mansionale integrata prevede di far vivere al paziente alcune esperienze ed effettuare una riflessione critica (non giudicante) sulle stesse, per poter esplorare nuovi modi di agire e di pensare (Disfunzionisessuali2-pdf, s.d. Claudia Orlandazzi)

Soften smooth allow

Di seguito un esercizio che ci porta a contattare gentilmente le nostre sensazioni corporee ed emozionali, anche di fronte al dolore.

Ammorbidisci, Conforta, Consenti

Indicazioni

Il prossimo esercizio si chiama “Ammorbidisci, conforta, consenti” e può essere praticato anche solo per pochi secondi o più a lungo, come vuoi. Questo esercizio per apprenderne le chiavi dura 10-15 minuti ed è costruito sulla base della meditazione sulle sensazioni del corpo e di quella sulle emozioni nel corpo.

Questo esercizio è un modo per relazionarsi con il dolore fisico o con il disagio che puoi avvertire nel corpo relativo a qualche situazione difficile come l’inizio di un incontro intimo.

Esercizio

Iniziamo questo esercizio trovando una posizione comoda, possiamo anche chiudere gli occhi e poi portiamo l’attenzione alle sensazioni nel nostro corpo. Ascoltiamo quali sensazioni ci sono adesso nel nostro corpo, guardiamole con curiosità, forse alcune sono piacevoli e altre spiacevoli.

Poi portiamo l’attenzione al respiro e iniziamo a tracciare ogni singolo respiro per calmare la mente, districarla dai pensieri, dai sentimenti. Connettiamoci con l’aria che entra e che esce. Connettiamoci con il dondolio naturale dell’aria che entra e che esce.

Ascoltando il respiro, potresti aver notato che alcune emozioni o alcune sensazioni fisiche continuano a distoglierti dal respiro e a richiamare la tua attenzione. Ora rivolgeremo l’attenzione proprio ad esse, un’attenzione amorevole, dolce. Quindi dirigi l’attenzione a quelle parti del tuo corpo dove forse senti dolore in modo più forte o rabbia, o tristezza, o porta l’attenzione a quella parte del tuo corpo dove in questo momento c’è una ferita o una lesione, o dove hai una malattia.

Identifica dove nel tuo corpo ti è più facile sentire un forte disagio.

Il primo passo della pratica che stiamo facendo è ammorbidire la parte dove senti disagio nel tuo corpo.  Questo significa lasciare che i tuoi i muscoli si ammorbidiscano, si allentino, si rilassino, senza però nessuna richiesta che diventino morbidi. Questo esercizio può essere nell’intimità. Lascia che i tuoi muscoli si ammorbidiscano, come se tu stessi semplicemente applicando del calore su di essi, senza doverti sforzare, ma piuttosto lasciando che sia un ammorbidirsi delicato, lento, dolce. E poi, per potenziare questo processo, puoi silenziosamente dire a te stessa “ammorbidisci, ammorbidisci, ammorbidisci”.

Mentre fai questo, ricorda che non stai provando a far andare via la sensazione di disagio, ma a stare con quella sensazione, in modo amorevole, con una attenzione dolce. Usa la stessa attenzione amorevole che useresti se ti stessi occupando di un bambino con la febbre. Probabilmente non staresti lottando con il desiderio che la febbre se ne vada, ma staresti seduto al suo fianco, con un sorriso tenero sul volto, e lo guarderesti con dolcezza, posando delicatamente una mano sulla sua fronte. Proprio con lo stesso atteggiamento cerchiamo di portare un’attenzione amorevole a quella parte del corpo dove sentiamo il disagio, e poi a prendercene cura, invitandola ad ammorbidirsi, a rilassarsi, ad allentarsi.

E ora, facciamo il secondo passo in questa pratica. Conforta te stesso per la fatica che stai facendo nell’avere con questa sensazione spiacevole. Se vuoi per evidenziare con quale intenzione stai facendo questa pratica, metti la mano sopra il tuo cuore o sulla parte sofferente. Ascolta il tuo corpo che respira, senti il calore della tua mano e la gentile pressione sulla tua pelle.

E poi conforta te stesso con le parole gentili che emergono nella tua mente come “cara mia è un’esperienza faticosa e ci stai provando” e formiamo un’intenzione dentro il nostro cuore di riuscire ad alleviare questo disagio dirigendoci altre frasi come: “che io possa crescere e imparare a viverla con più leggerezza”, “che io passa sentirmi a mio agio nella sessualità”, augurando queste o altre parole a te stesso, nello stesso modo in cui le augureresti al più caro dei tuoi amici. Sussurra in silenzio qualche parola gentile, se emerge. Prova a ripeterne un accennando un sorriso sul tuo volto.

Così puoi confortare il tuo corpo per la fatica e lo sforzo che sta facendo.

Se stai facendo particolare fatica con le parole, puoi appoggiare una mano su quella parte del corpo, come sulla tua pancia. Pensa a questa parte del tuo corpo come se fosse un bambino che ami e di cui vuoi prenderti cura. Puoi lasciare che sia il tuo tocco a confortare.  Prova a rinforzare quello che stai facendo ripetendo questa parola: conforta, conforta, conforta.

E infine proviamo il terzo passaggio di questa pratica: consenti che ogni disagio sia lì dov’è e consenti che sia esattamente com’è. Spesso in modo automatico reagiamo al dolore contraendo qualche muscolo, o evitiamo di tenere lì l’attenzione, o desideriamo che il dolore se ne vada e ci arrabbiamo o intristiamo perché ciò non avviene. In questo momento invece lascia semplicemente che l’esperienza stia lì dov’è e che possa essere esattamente com’è. Guardala con curiosità e dolcezza: forse c’è una pulsazione o un dolore bruciante, una tensione o una fitta acuta, ma per ora lascia che stia lì esattamente com’è, solo per adesso, per qualche altro minuto.

Lascia andare il desiderio naturale che il dolore scompaia, e lascia che il dolore vada e venga a suo piacimento, come se fosse un ospite a casa tua. Anche se è un ospite sgradito, lascialo andare e venire, senza lottare sulla porta per spingerlo fuori. Stattene seduto, calmo e con un sorriso guardalo andare e venire, guardando con curiosità come si trasforma momento dopo momento, si affievolisce o si intensifica.

E per rinforzare questa tua intenzione puoi ripetere “consenti, consenti, consenti”.

E così continuiamo a lasciare che la parte nel nostro corpo in cui sentiamo disagio o dolore, senza tuttavia richiederle che si ammorbidisca, e poi diamo conforto a noi stessi che stiamo lottando con questo disagio, provando con alcune parole gentili che emergono nella nostra mente. Oppure diamo conforto alla parte del nostro corpo che sta soffrendo posando delicatamente una mano sopra come se fosse un bambino malato di cui vogliamo prenderci cura.

E poi lasciamo che le sensazioni rimangano esattamente così com’è, e solo per ora lasciamo la lotta contro di esse.

Per ricordarti di avere un atteggiamento gentile verso il tuo dolore, puoi ripetere a te stesso, più e più volte. Se vuoi con la mano sopra il tuo cuore o la parte precisa senti dolore, le parole:

ammorbidisci, conforta e consenti

ammorbidisci, conforta e consenti

ammorbidisci, conforta e consenti

Lascia che il tuo corpo sia esattamente com’è e che possa sentire esattamente ciò che sente. Come un genitore amorevole, approccia la sofferenza con curiosità, guarda di cosa ha bisogno, senza mandarla via.

Forse potresti notare dentro di te il desiderio che il disagio o il dolore se ne vadano via, ma solo pe ora continua a star seduto con esso, e con gentilezza.

Un’ultima volta:

Ammorbidisci i tuoi muscoli, come se avessi un panno caldo posato sopra.

Conforta, sussurrandoti le parole che avresti bisogno di sentirti dire per stare con questo disagio.

Consenti, non lottare, non resistere, ma prova a fare un po’ di spazio dentro te per questo dolore.

 

 

Luca Rizzi e Giulia Ponzin

 

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