Il ruolo del contatto fisico nella crescita

Il ruolo del contatto fisico nella crescita

È stato dimostrato che in numerose specie animali, il fatto che la madre lecchi il proprio cucciolo, è determinante non solo per lo sviluppo “psicologico e comportamentale”, ma anche per quello fisiologico, poiché molti apparati, tra cui quello circolatorio, digestivo, gastrointestinale, genitale-urinario, immunologico, neuroendocrino, riproduttivo e respiratorio si sviluppano solo se avviene una stimolazione sensoriale attraverso il Tocco attivo della madre sul cucciolo.

Tra i primi ricercatori sul Tocco, possiamo ricordare Harry Harlow, presso la University of Wisconsin, che svolse un famoso esperimento sul contatto nelle scimmie (Harlow, 1958). Egli costruì un surrogato di madre fatta di tessuto e un secondo surrogato di madre fatta di una rete metallica. Per alcuni dei piccoli di scimmia, la madre di tessuto dava loro il latte e la madre di rete metallica non lo faceva. Per altri, la condizione era opposta. I piccoli di scimmia preferivano la madre di tessuto senza il latte rispetto alla madre di rete metallica con il latte, suggerendo che avevano più bisogno della stimolazione tattile che del nutrimento. I piccoli di scimmia che non avevano una vera madre o un surrogato di madre svilupparono schemi di comportamento in cui si auto-abbracciavano. Quando queste scimmie crebbero, non svilupparono i normali schemi di comportamento relativi al prendersi cura di sé ed ebbero difficoltà nella riproduzione. Secondo il modello Funzionale l’auto-abbracciarsi può essere spiegato come una compensazione rispetto ad una Esperienza di base carente per garantire Funzionamenti di fondo contigui ed indispensabili a soddisfare alcuni Bisogni di base. La carenza nell’essere toccati (e, quindi, di tutte le EBS ad essa collegate) portò le scimmie, oltre a comportamenti di compensazione, anche ad alterazioni comportamentali.

Il ratto è un animale per studiare gli effetti della deprivazione del tocco poiché questi sono paragonabili a quelli che avvengono nell’uomo.

Levine e collaboratori (1962) hanno scoperto che i ratti manipolati durante lo sviluppo hanno livelli più alti di anticorpi nel loro sangue dopo l’immunizzazione rispetto a quelli che non sono stati manipolati, indicando un collegamento tra il tocco e il sistema immunitario nel periodo neonatale. Altri esperimenti hanno dimostrato un maggior aumento di peso, maggiore attività, minor timore e una maggiore resistenza allo stress, conseguenti a manipolazioni supplementari. Studi simili (Denenberg, 1990) suggeriscono che i ratti manipolati durante i primi cinque giorni di vita pesano di più, hanno una migliore performance sui compiti cognitivi e sopravvivono più a lungo.

Il Dottor Saul Schanberg della Scuola Medica dell’Università di Duke notò che quando i piccoli di topo vengono deprivati delle loro mamme, sperimentano un declino significativo nell’ormone della crescita e dell’ornitina decarbossilasi (ODC), che è parte della catena della sintesi proteica ed è importante per il corretto funzionamento del sistema immunitario (Schanberg, 1995). Diminuzioni nell’ODC, risultanti in un sistema immunitario indebolito, sono notate nel cervello, cuore, fegato e virtualmente in ogni organo del corpo conseguente alla separazione, ma il riavvicinamento dei piccoli di topo alle loro mamme inverte il declino.

Schanberg osservò questi peggioramenti, ma inizialmente non fu in grado di capire da cosa fossero causati. Lui e i suoi colleghi sapevano che la risposta era legata a qualcosa che la mamma ratto faceva ai suoi piccoli, ma non sapevano cosa fosse, fino a che, durante l’assenza del Dr. Schanberg per partecipare ad una conferenza, uno dei suoi studenti laureati si sedette ad osservare giorno e notte la mamma ratto e i suoi piccoli e capì cosa stesse facendo loro. Corse velocemente fuori dal laboratorio e tornò con un piccolo pennello nella sua mano. Procedette ad inzuppare questo pennello nell’acqua e a “leccare” i piccoli deprivati delle loro mamme accarezzando la sua spazzola su di loro in modo regolare, anche ritmico, per contrastare gli effetti della deprivazione materna. Quando il Dr. Schanberg e i suoi studenti provarono, più tardi, a mimare ciò che osservarono del comportamento delle mamme topo (portare in giro il piccolo, pizzicare la coda e leccare con la lingua), solo il leccare riportò i ratti deprivati in uno stato normale. Il Tocco è, infatti, implicato in numerose Esperienze di base, non è solo una stimolazione, ma un modo di aiuto al funzionamento complessivo dell’organismo (Rizzi, Rizzi, Casetta, 2011).

Recentemente, il Dr. Schanberg ha localizzato un gene della crescita che è il responsabile per questa relazione tattile di stimolazione/crescita. Lui e i suoi collaboratori hanno organizzato un esperimento preparando un po’ di RNA dal fegato di ratti deprivati e non deprivati, e con l’utilizzo di una specifica sonda in grado di identificare il CFOS (un gene messaggero), hanno scoperto che la deprivazione materna riduce significativamente questo messaggero.

Quindi, ciò dimostra che l’essere Toccati è un bisogno geneticamente determinato, in grado di interagire con la sintesi proteica. Per secoli si è pensato, soprattutto nelle culture industrializzate, che il Tocco fosse legato alla sessualità, in età adulta, o al “viziare” i bambini nell’età dello sviluppo. Nel 1894, Luther Emmett Holt, professore di pediatria alla Cornell University Medical School, pubblicò un opuscolo intitolato “Il tenere e il nutrire i bambini”. Nella sua quindicesima edizione, nel 1935, Holt consigliò l’allattamento da biberon (tanto buono quanto l’allattamento al seno, affermò), il non prendere in braccio il bambino, non importa da quanto tempo piange, e il nutrimento ad intervalli di quattro ore”. Più o meno nello stesso periodo, anche il professor John Watson scrisse un libro in cui diceva: “C’è una maniera sensata di trattare i bambini. Non abbracciarli e baciarli mai, non lasciarli mai sedere in braccio. Se devi, baciali una volta sulla fronte quando dai loro la buonanotte e stringi loro la mano la mattina” (Montagu, 1995). Molto tristemente gran parte della nostra cultura ha dato retta a questo consiglio durante gran parte del ventesimo secolo. Queste idee si sono legate alla credenza che la piacevolezza del Contatto, il Benessere che esso provoca, sia un “peccato” della carne, una debolezza psicologica. La piacevolezza e il benessere, invece, sono geneticamente determinati (come dimostrato dallo studio riportato qui sopra) e sono la conseguenza della soddisfazione di un Bisogno primario, proprio come il piacere del mangiare; il Piacere serve, biologicamente, a incentivare un comportamento favorevole per lo sviluppo e il mantenimento della vita, è una Funzione del nostro cervello, in particolare del nucleus accumbens (Kandel, 2000).

In tutto il XIX e nel primo XX secolo, i bambini cresciuti in orfanotrofi avevano meno del 50% di possibilità di raggiungere la pubertà. Al volgere del secolo, la Casa per trovatelli tedesca aveva un tasso di mortalità per i bambini di oltre 70%. Nel primo ‘900, gli orfanotrofi americani avevano tassi di morte infantile in media del 32-75%. Ancor peggio, nelle istituzioni di Baltimora la stima era di un tasso di mortalità di almeno il 90%, ed era vicino al 100% nel Randall Island Hospital di New York. I bambini negli orfanotrofi non venivano toccati, né tenuti in braccio, se non per le cure di routine strettamente necessarie (senza sapere che anche tenerli in braccio, accarezzarli, toccarli, era necessario).

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