L’ACT (Acceptance and Commitment Therapy) per la prevenzione della re-ospedalizzazione dei pazienti psicotici

ACT (Acceptance and Commitment Therapy) per la prevenzione della re-ospedalizzazione dei pazienti psicotici

Quasi il 4% dei pazienti schizofrenici che rispondono ai farmaci e continuano ad assumerli sono ricoverati nuovamente ogni mese, con un costo per la società molto alto. Ci sono molte ragioni che portano al ripetersi dei ricoveri, tra cui la presenza dei sintomi positivi come i deliri e le allucinazioni.

Diventa, di conseguenza, importante mettere a punto degli interventi focalizzati sui sintomi positivi, e purtroppo, metodi basati sull’ignorare o evitare questi sintomi, si sono dimostrati poco efficaci, se non addirittura dannosi, incrementandone la frequenza e l’impatto.

L’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) in generale  insegna ai pazienti:

a- a identificare e abbandonare le strategie di controllo delle esperienze interne

b- ad accettare la presenza di pensieri o sensazioni difficili

c- ad imparare a notare l’occorrenza di queste esperienze interne spiacevoli, senza combattere o lottare per modificarle o senza credere letteralmente ad esse

d- a focalizzarsi sul proprio comportamento verso l’esterno che può produrre risultati in linea coi propri valori.

A partire dalla teoria ACT, è stato messo a punto da Hayes e Bach un breve protocollo di intervento di quattro sedute con l’obiettivo di insegnare ai pazienti schizofrenici con sintomi positivi a notare, togliere credibilità e far spazio (accettare) alle allucinazioni e ai deliri, in modo che cambi la relazione che i pazienti hanno con essi, slegando il loro comportamento dai sintomi e potendolo dirigere verso ciò che è importante per loro.

Prima sessione

Il focus della prima sessione è far notare al paziente i numerosi sforzi che ha messo in atto nel passato per cercare di controllare i propri sintomi legati alla psicosi e offrirgli una nuova strategia basata non sul controllo (dimostratosi inefficace), bensì sul limitarsi a notare pensieri e sensazioni senza credere ad essi o lottare contro di essi. A questo segue l’esempio della normalità di avere pensieri o sentimenti non desiderati, come avere fame quando non c’è la possibilità di mangiare, e questo comunque non implica il comportarsi di conseguenza. Successivamente il protocollo prevede l’esercizio “Porta la tua mente a spasso” per insegnare a notare cosa dice la mente senza tentare di comunicare con essa e scegliere come comportarsi, svincolandosi dai contenuti e non considerandoli letteralmente.

Seconda sessione

Il tema della seconda sessione è accettare i sintomi anche se non sono piacevoli. Un esempio di esercizio che viene proposto a questo punto è la metafora del poligrafo che viene utilizzata per dimostrare l’inutilità di cercare di controllare i pensieri, le emozioni e le sensazioni e mostrare come il controllo spesso li peggiora.

Terza sessione

La terza sessione ha l’obiettivo di fare chiarezza sui valori del paziente e mostrare come i tentativi di controllo dei sintomi possono diventare azioni che allontanano dai valori. L’accettazione invece può far spazio ad azioni che vanno nella direzione di ciò che è importante per il paziente.

Quarta sessione

Nella quarta sessione si ripete ciò che si è fatto nelle tre sessioni precedenti.

Nello studio di Bach ed Hayes, è stato confrontato un gruppo di controllo che ha ricevuto solo le cure abituali e un gruppo sperimentale a cui è stato somministrato, oltre alle cure abituali, l’intervento ACT sopra riassunto.

I risultati mostrano che l’intervento ACT riduce la probabilità che i pazienti subiscano un ulteriore ricovero in modo significativo, e questo effetto non è dovuto alla riduzione dei sintomi, ma al modo con cui i pazienti si relazionano con essi. Questo effetto positivo sembra comunque essere presente nei pazienti con allucinazioni uditive e in misura minore nei pazienti con deliri.

 

Bach, P., & Hayes, S. C. (2002). The use of acceptance and commitment therapy to prevent the rehospitalization of psychotic patients: a randomized controlled trial.Journal of consulting and clinical psychology,70(5), 1129.