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	<title>paura &#8211; Studio Psicologia Rizzi</title>
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	<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it</link>
	<description>Psicologo e psicoterapeuta a Padova e San Donà di Piave. Tratta Disturbi Sessuali, Psicosomatici, Stress, Depressione e Ansia. Primo incontro gratuito.</description>
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		<title>La paura del parto</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/la-paura-del-parto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2014 09:35:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[parto]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="itemIntroText">
<div class="itemIntroText">
<p>La paura del parto è stata attribuita alla paura del dolore, a fattori psicologici come la paura di perdere il controllo, di non essere capaci di far nascere il proprio bambino, di diventare genitori, e a fattori sociali come la mancanza di supporto (Saisto &amp; Halmesmäki, 2003). La paura del parto è stata studiata in diversi stati del mondo rilevando differenti incidenze di questo fenomeno. Negli Stati Uniti, ad esempio, da uno studio su 280 donne (Lowe, 2000), è emerso che il 52% ha riportato paura del parto;</p>
</div>
<div class="itemFullText">
<p>in Finlandia (Waldenström, Hildingsson &amp; Ryding, 2006), di 2662 donne, il 10% ha riportato paura del parto e solo il 5% su 8000 donne in Svizzera (Geissbeuhler &amp; Eberhard, 2002); in stati come la Svezia e l’Australia l’incidenza riportata è del 20% (Zar, Wijma &amp; Wijma, 2001). Tali differenze potrebbero essere ipoteticamente attribuite a diversità culturali o a discrepanze metodologiche degli studi, in particolar modo rispetto a ciò che gli strumenti utilizzati per le indagini hanno, effettivamente, rilevato. Per esempio, lo studio svizzero, ha impiegato una singola domanda sulla paura del parto, mentre in America è stato scelto un questionario appositamente strutturato, con un cut-off dei punteggi per i livelli alti e bassi di paura.</p>
<p>La paura del parto sembra essere una delle ragioni più comunemente riportate dalle donne che fanno richiesta di parto programmato col cesareo (dal 7 al 22% dei tagli cesarei in Inghilterra e Svezia sono programmati). Le conseguenze della paura del parto sono state identificate lungo tutto lo sviluppo della gravidanza, sull’andamento del travaglio, più lungo e doloroso (Alehagen, 2005) e sull’ostacolare il primo attaccamento madre-bambino (Saisto, 2006).</p>
<p>Non sono ancora chiari, in letteratura, i motivi per cui alcune donne soffrono per la paura del parto. In un recente studio del 2011, Rouhe ad Helsinki ha confrontato due gruppi, uno costituito da donne che hanno dichiarato di avere una significativa paura del parto, e un altro di controllo costituito dalle rimanenti donne, per un totale di 2405 donne appartenenti al primo gruppo e 4676 al secondo. L’obiettivo del suo studio era indagare se le donne con la paura del parto avevano problemi di salute mentale più frequenti rispetto al gruppo di controllo. I due gruppi sono stati analizzati attraverso i dati ottenuti dai dal Medical Birth Register,  dal Hospital Discharge Register e dal Drug Reimbursement Register nei 5-12 anni prima e dopo il parto. È emerso che le donne con una alta paura del parto hanno avuto un numero di cure psichiatriche significativamente maggiore (54% versus 34%, P&lt;0.001) rispetto al gruppo di controllo nel periodo di tempo considerato nello studio. Il gruppo sperimentale differisce dal gruppo di controllo anche rispetto all’uso maggiore di farmaci psicotropi (51% versus 31%). I disturbi più comuni sono quelli dell’umore e d’ansia. Infine, i predittori di cure psichiatriche dopo il parto si sono rivelati essere la presenza di episodi precedenti di cure psichiatriche e la paura del parto.</p>
</div>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Workshop avanzato di tocco massaggio funzionale: toccare è comunicare</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/workshop-avanzato-tocco-massaggio-funzionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Sep 2017 09:19:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[contatto fisico]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[ecm]]></category>
		<category><![CDATA[fisioterapisti]]></category>
		<category><![CDATA[infermieri]]></category>
		<category><![CDATA[Padova]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>
		<category><![CDATA[tocco]]></category>
		<category><![CDATA[trauma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Toccare è comunicare Toccare o massaggiare una persona a scopo terapeutico o riabilitativo può talvolta suscitare emozioni molto intense, spiacevoli come rabbia, paura o tristezza o piacevoli, ma altrettanto<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<h2>Toccare è comunicare</h2>
<p><strong>Toccare</strong> o massaggiare una persona a scopo terapeutico o riabilitativo <strong>può talvolta suscitare emozioni molto intense</strong>, spiacevoli come rabbia, paura o tristezza o piacevoli, ma altrettanto “scomode” come amore. Una mancata formazione sul tocco relazionale può portare il professionista ad agire “d’istinto” in risposta a queste emozioni,  ad esempio evitandole, staccando il contatto, iniziando a parlare o continuando come se niente fosse.</p>
<p><strong>La gestione delle emozioni è difficile, ma è una opportunità</strong>, sia per il professionista in un’ottica di crescita personale e professionale, sia per il paziente, che può sentirsi compreso e sviluppare un senso di fiducia importante per la cura.</p>
<p>La giornata di formazione prevede un <strong>aggiornamento teorico scientifico sugli aspetti relazionali e psicologici</strong> sui quali il tocco va ad agire e sulle emozioni che può suscitare. Verranno anche illustrati dei possibili modi nei quali gestire tali emozioni, imparando a riconoscerle e a distinguerle.</p>
<p>Oltre agli aspetti teorici, ai partecipanti verranno fatte <strong>sperimentare delle tecniche di tocco per familiarizzare con questo canale comunicativo</strong> e apprendere la modulazione delle diverse caratteristiche che lo rendono un linguaggio emotivo che va ad incidere sulla relazione con il paziente.</p>
<h3>ACCREDITAMENTO ECM</h3>
<p>Il corso ha ottenuto  <strong>19,0 crediti ECM</strong> per le professioni di: Odontoiatri, Psicologi (tutte le discipline), Medici (tutte le discipline), Fisioterapisti, Infermieri professionali, Infermieri pediatrici, Ostetriche, Educatori professionali, Logopedista, Assistenti sanitari, Dietista, Podologo, Tecnico della riabilitazione psichiatrica, Terapisti della neuro e psicomotricità, Tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria, Tecnico sanitario laboratorio biomedico, Tecnico sanitario di radiologia medica, Tecnico Audiometrista, Tecnico audioprotesista, Tecnico di neuro fisiopatologia, Tecnico Ortopedico, Terapista occupazionale, Ottico.</p>
<p><strong>Sabato 21 e Domenica 22 ottobre 2017 p</strong><strong>resso Associazione Centro di Psicologia e Psicoterapia Funzionale in via Vicenza 12/A</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Obiettivi formativi</strong></h2>
<p>Questo corso teorico-esperienziale ha l’obiettivo di:</p>
<p>&#8211;  esplicitare gli effetti e le reazioni al tocco dal punto di vista fisiologico e psicologico</p>
<p>&#8211;  applicare nella pratica a coppie alcune tecniche di tocco per far familiarizzare i partecipanti con questo canale comunicativo emozioni che possono insorgere durante un intervento da parte di un professionista</p>
<p>&#8211;  descrivere e imparare a gestire le emozioni che possono insorgere durante l&#8217;intervento da parte di un professionista</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Adesioni e iscrizioni</strong></h2>
<p class="Corpodeltesto21">Il corso è aperto a un numero massimo di 25 partecipanti ed è aperto a tutti gli interessati. Il costo dell’iscrizione per chi richiede i crediti ECM è di 150 euro, comprese 5 euro di quota associativa. Per chi non richiede i crediti, studenti e specia­lizzandi è di 110 euro.</p>
<p class="Corpodeltesto21">Per iscriversi, inviare a <a href="mailto:l.casetta@psicoterapiafunzionale.it">l.casetta@psicoterapiafunzionale.it</a>  la scheda di iscrizione e la ricevuta del bonifico bancario. Il bonifico va intestato a:</p>
<p align="center">Associazione Centro di Psicologia e</p>
<p align="center">Psicoterapia Funzionale &#8211; Istituto SIF</p>
<p align="center">UNICREDIT BANCA</p>
<p align="center">Filiale di Padova Via Verdi</p>
<p align="center">C/C 000100438593</p>
<p align="center">IBAN IT22S0200812101000100438593</p>
<h2><strong>Docenti</strong></h2>
<p class="Corpodeltesto21">L.Rizzi: Psicologo, Psicoterapeuta Funzionale</p>
<p class="Corpodeltesto21">L. Casetta: Psicologa, Psicoterapeuta Funzionale</p>
<p class="Corpodeltesto21">
<p><strong>Programma</strong></p>
<h2>Sabato 21 ottobre 2017</h2>
<h3><strong><u>Sessione 1</u></strong> <strong>Tocco e rabbia</strong></h3>
<p>9.30 &#8211; 11.00   “Il tocco e la comunicazione non verbale: dove, come e quando toccare”</p>
<p>11.00 &#8211; 11.15 Pausa</p>
<p>11.15 -13.00  “Respiro: imparare ad osservarlo per monitorare gli effetti del tocco”</p>
<p>13.00 – 14-.00 Pausa pranzo</p>
<p><u>Sessione 2</u> Tocco e paura</p>
<p>14.00 &#8211; 16.00 &#8220;La Touch Avoidance: cos&#8217;è e come gestirla”</p>
<p>16.00 – 16.15 Pausa</p>
<p>16.15 &#8211; 18.00  “Usare il tocco per comunicare sicurezza”</p>
<h2>Domenica 22 ottobre 2017</h2>
<h3><u>Sessione 1</u> Tocco e tristezza</h3>
<p>9.30 &#8211; 11.00  “Trauma e corpo”</p>
<p>11.00 &#8211; 11.15 Pausa</p>
<p>11.15 -13.00  “Il tocco per lo sviluppo dell&#8217;amore verso se stessi”</p>
<p>13.00 &#8211; 14.00 Pausa Pranzo</p>
<h3><u>Sessione 2</u> Tocco e amore</h3>
<p>14.00 &#8211; 16.00 &#8220;Quando il paziente si innamora”</p>
<p>16.00 – 16.15 Pausa</p>
<p>16.15 &#8211; 18.00  “Proteggersi e mettere dei limiti: il tocco da evitare”</p>
<p><i>18.00 a 18.30 Questionario finale di valutazione dell’apprendimento.</i></p>
<h2><strong>Contatti</strong></h2>
<p>Telefono: 3292169795</p>
<p>Mail: <a href="mailto:l.casetta@psicoterapiafunzionale.it">l.casetta@psicoterapiafunzionale.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.studiopsicologiarizzi.it/wp-content/uploads/2017/09/volantino-tocco-massaggio-2017.pdf">Scarica il Volantino </a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>A cosa servono le emozioni?</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/superpotere-emozioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2020 08:34:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[disprezzo]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[funzione delle emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[gioia]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia]]></category>
		<category><![CDATA[supereroi]]></category>
		<category><![CDATA[tristezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le emozioni ci fanno spesso soffrire e sembra che complichino la nostra vita. Ma a cosa servono? Si potrebbe farne a meno?La risposta è NO, perché le emozioni servono a<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le emozioni ci fanno spesso soffrire e sembra che complichino la nostra vita. Ma a cosa servono? Si potrebbe farne a meno?La risposta è NO, perché l<strong>e<em> emozioni servono a darci dei superpoteri che ci “trasformano” quando succede qualcosa di importante e rilevante.</em></strong> Le emozioni in questo modo ci rendono più adattati all’ambiente (fisico e sociale): senza di esse probabilmente ci saremmo estinti nella savana.</p>
<p>Nella letteratura scientifica le emozioni sono considerate come degli stati intensi che, se presenti in misura eccessiva, rischiano di minare il benessere della persona che le sperimenta. Tuttavia, capire la <strong>funzione dell’emozione</strong> in relazione alla circostanza in cui viene vissuta può aiutarci ad accrescere la nostra abilità di utilizzare al meglio i nostri stati emotivi, anche quelli negativi, traendone dei benefici.</p>
<p>Dare una <strong>definizione</strong> precisa delle emozioni è molto difficile in quanto esse <strong>differiscono ampiamente</strong> in termini di cause, reazioni fisiologiche, aspetti cognitivi, intensità e valenza. Inoltre, il modo in cui sperimentiamo un’emozione è così <strong>personale</strong> che è quasi impossibile trasmettere il suo significato in modo inequivocabile.</p>
<p>Da un punto di vista evolutivo, l’emergere delle emozioni è legato ai processi di <strong>selezione naturale</strong> che, nel corso dell’evoluzione dell’essere umano, hanno promosso la <strong>sopravvivenza</strong> e la <strong>riproduzione</strong> di chi ha saputo utilizzare le proprie emozioni per risolvere <strong>problemi di natura adattiva</strong>. Ad esempio, la funzione della rabbia potrebbe essere stata quella di intimidire gli altri affinché fossero scoraggiati scontri tra consimili. Ciò avrebbe permesso di preservare gli interessi e le risorse di coloro che hanno espresso la loro rabbia circa gli insulti subiti. Tuttavia, il fatto che un’emozione sia <strong>funzionale</strong> non significa necessariamente che sia anche positiva per l’individuo che la sperimenta. Tornando all’esempio della rabbia: le risposte colleriche di un individuo potrebbero effettivamente risolvere il problema che le ha elicitate, ma è altrettanto probabile che esse conducano a risvolti negativi per tutti coloro che sono coinvolti (sentimenti di vendetta, sfiducia, paura). Infine, la stessa emozione può essere funzionale o meno in base alla <strong>circostanza</strong> in cui si manifesta.</p>
<p>In conclusione, migliorare l’abilità di <strong>identificare</strong> le proprie emozioni e di <strong>comprenderne la funzione</strong> permette di avere una consapevolezza maggiore circa il <strong>valore</strong> dei nostri stati emotivi e di trarre il massimo beneficio sia da esperienze positive che negative, senza esserne sopraffatti.</p>
<h3>Rabbia: Quando e perché ci arrabbiamo</h3>
<p>Diverse ricerche hanno individuato due principali cause della rabbia:</p>
<ul>
<li>il non riuscire a raggiungere un obiettivo nonostante la motivazione</li>
<li>il percepire che l’altra persona ha più controllo di noi</li>
</ul>
<p>La rabbia servirebbe a:</p>
<ul>
<li>salvaguardare la sopravvivenza fisica eliminando le possibili minacce</li>
<li>interrompere e impedire le trasgressioni da parte di altre persone</li>
<li>rimediare alle ingiustizie</li>
<li>motivare la persona arrabbiata a non sentirsi sottomesso e ad acquisire superiorità</li>
</ul>
<p>La più precisa descrizione della specifica funzione della rabbia può essere quella di <strong>costringere una persona a cambiare il suo comportamento</strong>, cambiare forzatamente cosa sarebbe stato altrimenti.</p>
<h3>Quando e perché proviamo paura</h3>
<p>La paura e l’ansia sono emozioni legate ad una percezione di minaccia, percepita come possibile danno a se stessi o ad altri, sia fisico che morale. L&#8217;ansia quindi nasce anche nei contesti sociali in cui la nostra reputazione potrebbe essere &#8220;rovinata&#8221;, pensiamo ad esempio al parlare in pubblico. La paura quindi nasce per proteggerci e come diceva Leonardo Da Vinci &#8220;<em>Chi teme i pericoli non perisce per quegli.</em>&#8221;</p>
<h3>Quando e perché proviamo tristezza?</h3>
<p>Ci sentiamo tristi generalmente quando abbiamo la percezione di non essere capaci di raggiungere un determinato obiettivo o una condizione di piacevolezza. Tra le possibili cause della tristezza ci sono il lutto, la separazione dalle persone significative, la fine di una relazione d’amore, la perdita del lavoro, l’esclusione sociale e le mancate opportunità di partecipare ad attività piacevoli (Carnelley et al., 2006; Nesse, 1990; Sbarra, 2006).</p>
<p>Una delle componenti principali della tristezza è la percezione che il non raggiungimento dell’obiettivo o il fallimento siano irrevocabili, il che dimostra come la percezione di avere poco potere su una determinata situazione porti la persona a sentirsi triste. Quando le persone adulte falliscono nel raggiungimento di un qualche obiettivo a livello sociale, lavorativo o personale, dimostrano di provare una tristezza maggiore se credono di avere un controllo più basso.</p>
<p>Gli studiosi delle emozioni ritengono che la tristezza, come le altre emozioni, sia stata conservata nell’evoluzione umana perché aiuta a risolvere vari problemi in cui gli uomini primitivi si imbattevano. Quando il fallimento dell’obiettivo prefissato diventa immodificabile a causa della limitata disponibilità di risorse della persona, la tristezza può avere due funzioni. La prima è quella di segnalare agli altri il bisogno di aiuto elicitato dalle espressioni e dai comportamenti tipici della persona triste. Quando questo aiuto non è disponibile o è inefficiente, la tristezza promuove dei cambiamenti a livello cognitivo che facilitano l’adattamento alla perdita. La tristezza aiuta a:</p>
<ul>
<li>capire le implicazioni e le conseguenze della perdita</li>
<li>smantellare le credenze e le aspettative irrealistiche</li>
<li>evitare sforzi verso un obiettivo irraggiungibile, affinché siano pianificati obiettivi alternativi</li>
</ul>
<p>Risulta chiaro come la tristezza non è, quindi, un’emozione caratterizzata da passività, tutt’altro: il processo di ristrutturazione cognitiva è un processo impegnativo che porta la persona a mantenere una rappresentazione accurata dei limiti del mondo reale (Carver &amp;Scheier, 1990; Levine &amp; Edelstein, 2009; Heckhausen et al., 2010; Mendola et al., 1990).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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