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	<title>terapia &#8211; Studio Psicologia Rizzi</title>
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	<description>Psicologo e psicoterapeuta a Padova e San Donà di Piave. Tratta Disturbi Sessuali, Psicosomatici, Stress, Depressione e Ansia. Primo incontro gratuito.</description>
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		<title>TRATTAMENTO DEI DISTURBI ALIMENTARI &#8211; ACCEPTANCE AND COMMITMENT THERAPY VERSUS COGNITIVE THERAPY</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/acceptance-and-commitment-therapy-versus-cognitive-therapy-trattamento-dei-disturbi-alimentari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jan 2015 14:46:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[act]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[motivazione]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è tuttora considerata la più efficace per il trattamento di disturbi alimentari, in particolar modo della bulimia (NICE, 2004). Il percorso clinico per un paziente che si presenta con bulimia è di 20 incontri il cui obiettivo principale è la normalizzazione del comportamento alimentare, la riduzione delle diete intraprese, l’eliminazione delle abbuffate e dell’assunzioni di lassativi e il cambiamento di credenze, pensieri e valori che mantengono il disturbo alimentare. Lo stesso protocollo può essere usato, con qualche variazione, anche sui tempi,  sui pazienti con disturbo di anoressia. La CBT si è dimostrata efficace in tempi brevi e con effetti positivi sul lungo termine (Waller e altri, 1996). Nonostante ciò, un sottogruppo relativamente ampio di persone che ricevono il trattamento non raggiungono risultati significativi sul piano clinico, infatti alcuni studi affermano che solo una percentuale del 30-50 % dei pazienti smette di avere abbuffate o di assumere lassativi. Questo implica che, nonostante l’efficacia provata della CBT, c’è ancora spazio per un miglioramento nel trattamento dei disturbi alimentari.</p>
<h2>Come risolvere i disturbi alimentari</h2>
<p>Le ragioni che rendono il disturbo alimentare difficile da risolvere sono:</p>
<p>1- I pazienti con un disturbo alimentare (in particolar modo quelli di anoressia) spesso non sono motivati verso un cambiamento nel loro comportamento alimentare, soprattutto quando ritengono che la loro condotta nei confronti del cibo li abbia aiutati a perdere del peso e che siano finalmente vicini al loro peso ideale (Varderlinden, 2008). Questo comporta un rifiuto ad intraprendere qualsiasi percorso mirato direttamente al cambiamento del loro comportamento alimentare.</p>
<p>2- La CBT cerca di modificare il contenuto delle cognizioni legate all’alimentazione. Purtroppo, la natura egosintonica di questi pensieri può renderli particolarmente difficili da modificare direttamente.</p>
<p>3- Molti comportamenti alimentari non salutari sono funzionali all’interno del contesto  del sistema di credenze del paziente. Ad esempio, se qualcuno crede di pesare troppo e di dover dimagrire, il comportamento di dieta estrema o di assunzione di lassativi è funzionale, almeno temporaneamente, a questo pensiero.</p>
<p>L’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) può essere una valida alternativa alla CBT per diverse ragioni. Innanzitutto piuttosto che modificare direttamente i pensieri e le credenze sul peso e sull’immagine corporea, l’ACT si focalizza sulla relazione che il paziente ha con essi. Il terapeuta ACT insegna al paziente a non controllare i propri pensieri e le proprie sensazioni interne che causano sofferenza, e propone invece l’accettazione di essi, al di là che questi siano veri o falsi. Ad esempio, è probabile che pensieri riguardanti le imperfezioni del proprio corpo siano veri, e che di conseguenza sia molto difficile contrastarli o modificarli. L’accettazione invece permette al paziente di riconoscere il pensiero e di osservarlo senza giudizio, consapevole del dolore che comporta, in modo da imparare a conviverci senza mettere in atto comportamenti non salutari per cercare di fermare o far sparire tale pensiero. Questo abbassamento del controllo cognitivo sembra essere centrale nei disturbi alimentari (Tiggemann e Raven, 1998).</p>
<p>L’ACT può essere molto utile anche perché lavora sui valori della persona e non direttamente sul comportamento alimentare problematico. Così, un iniziale tema trattato con i pazienti con disturbo alimentare è chiarire quali sono i loro valori, cosa è importante e individuare degli obiettivi, in modo da orientare il loro comportamento verso qualcosa che possa arricchire di significato la loro vita e che possa successivamente motivarli a stare con i pensieri e le loro sensazioni interne spiacevoli e che sono alla base del disturbo.</p>
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<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<p>Waller, D., Fairburn, C. G., McPherson, A., Kay, R., Lee, A., &amp; Nowell, T. (1996). Treating bulimia nervosa in primary care: A pilot study.<i>International Journal of Eating Disorders</i>,<i>19</i>(1), 99-103.</p>
<p>Vanderlinden, J. (2008). Many roads lead to Rome: Why does cognitive behavioural therapy remain unsuccessful for many eating disorder patients?.<i>European Eating Disorders Review</i>,<i>16</i>(5), 329-333.</p>
<p>Tiggemann, M., &amp; Raven, M. (1998). Dimensions of control in bulimia and anorexia nervosa: Internal control, desire for control, or fear of losing self-control?.<i>Eating Disorders</i>,<i>6</i>(1), 65-71.</p>
<p>National Institute for Clinical Excellence (NICE). (2004). <i>Eating disorders—Core interventions in the treatment and management of anorexia nervosa, bulimia nervosa and related eating disorders </i>(Clinical Guideline No. 9). London: Author. Available from www.nice.org.uk/guidance/CG9</p>
<p>Juarascio, A. S., Forman, E. M., &amp; Herbert, J. D. (2010). Acceptance and commitment therapy versus cognitive therapy for the treatment of comorbid eating pathology. <i>Behavior Modification</i>, <i>34</i>(2), 175-190.</p>
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		<title>Approccio sessuologico alla disfunzione eiaculatoria</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/approccio-sessuologico-alla-disfunzione-eiaculatoria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jan 2019 11:40:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[cause]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo sessuale]]></category>
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<p>L’emissione, l’eiaculazione e l’orgasmo sono tre distinti eventi controllati dal sistema nervoso simpatico. Sebbene l’eiaculazione sia un riflesso indotto di espulsione dello sperma dall’uretra, il tempo di emissione è parzialmente sotto il controllo volontario. Uno dei principali scopi della sessualità umana, infatti, è il piacere, per cui gli uomini hanno imparato a controllare l’eiaculazione per incrementare il proprio piacere e quello di coppia.</p>
<p>I disturbi eiaculatori includono l’<strong>eiaculazione precoce</strong>, l`<strong>eiaculazione ritardata</strong> (o la non eiaculazione) e la <strong>eiaculazione retrograda</strong>. In rari casi questi sono connessi all’anorgasmia maschile. In passato, tali disfunzioni erano considerate come sintomi tipici di problematiche psicologiche e relazionali. Per questo le terapie comportamentali sono state considerate come il primo trattamento effettivo dei sintomi sessuali. Negli ultimi 30 anni l’unico cambiamento nel trattamento delle malattie sessuali è stato quello farmacologico, mentre le terapie sessuali e comportamentali non si sono distanziate molto dalle loro origini (Masters e Johnson; Kaplan).</p>
<p>I recenti progressi sulle intuizioni sulla loro patofisiologia biologica e l&#8217;efficacia di una crescente gamma di terapie farmacologiche ci portano ad un confronto con le alternative terapeutiche nuove ed integrate con un punto di vista somato-psichico moderno ed olistico. Lo scopo di questo articolo è di esaminare l`importanza e i limiti degli approcci comportamentali e sessuologici per i disturbi eiaculatori.</p>
<p><strong>Eiaculazione precoce</strong></p>
<p>L’eiaculazione precoce si riferisce sia a quella precoce che rapida, nei più comuni contesti sessuali, e colpisce circa il 30- 40% degli uomini sessualmente attivi in modo variabile per l’età. In generale nell&#8217;eiaculazione precoce è prevista la distinzione su base eziologica. Comunemente si ritiene che l`eiaculazione precoce con cause psicologiche debba essere trattata dal sessuologo, mentre laddove si presentino cause organiche il trattamento è di competenza dell`andrologo. Questo modo di trattare il disturbo è parziale, poiché un aiuto farmacologico può risultare poco efficace se non unito ad un approccio olistico che consideri la storia sessuale del paziente e/o l’impatto del trattamento sulla coppia, soprattutto nel trattamento di pazienti con problemi psico-relazionali. Nella maggioranza dei casi, infatti, l’eiaculazione precoce risulta da una combinazione di fattori psicologici ed organici che, influenzandosi vicendevolmente esacerbano il sintomo. Per questo la terapia attuale si basa su un approccio psicologico e farmacologico, dove il farmaco ha lo scopo di eliminare il sintomo per dar modo al paziente di comprendere cosa accade nel suo apparato genitale prima dell’eiaculazione. In questo modo ha la possibilità di potenziare il suo controllo sull’eiaculazione e formare un “ricordo positivo” del successo sessuale che aiuta a superare il problema.</p>
<p>La terapia sessuale si basa sulla coppia, più che sull’individuo. I compiti infatti vengono assegnati alla coppia, così che entrambi i partner abbiano l’opportunità di dare e ricevere stimoli sessuali non genitali.  Specificatamente per questa disfunzione Masters e Johnson hanno elaborato la tecnica amatoria. L’alternativa è il metodo stop-start della Kaplan. Invece l’allenamento a masturbarsi è indicato nel trattamento di persone senza un partner. Infine tra le tecniche per l’eiaculazione precoce c’è anche l’esercizio di rafforzare i muscoli pubo-coccigei chiamato Arnold Kegel.</p>
<p><strong>Eiaculazione ritardata</strong></p>
<p>L’eiaculazione ritardata o l’impossibilità di eiaculare e/o ad avere un orgasmo è una disfunzione clinicamente più rara. L’eiaculazione ritardata è l’inibizione del riflesso eiaculatorio con la possibilità di un orgasmo ridotto o assente. In questi casi gli uomini possono essere capaci di eiaculare con grande sforzo o dopo un prolungato rapporto sessuale, o addirittura non riuscirci in alcune circostanze. Il grande controllo eiaculatorio può essere il riflesso di un supercontrollo della personalità, inoltre l’eiaculazione ritardata è stata recentemente spiegata come “autoerotica”.</p>
<p>La mancanza di eiaculazione è dovuta principalmente a cause organiche, anche se l’eziologia dell’anorgasmia maschile resta ancora sconosciuta.</p>
<p>In questi casi il primo obiettivo della terapia è quello di permettere al paziente di raggiungere un’eiaculazione cosciente imparando ad assorbire se stesso nel piacere dell’atto sessuale.Le ansie e le paure devono essere discusse prima e lungo tutta la terapia, mentre al partner viene insegnato a creare un’atmosfera il più rilassata possibile.  L’ipnosi è un&#8217;aggiunta utile alla terapia e all’allenamento nella masturbazione, è stata poi proposta l’educazione e l’esplorazione delle attitudini nei maschi single.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>L&#8217;obiettivo del sessuologo medico è quello di individuare il peso specifico di ogni eziologia e iniziare una terapia sintomatica tenendo conto della potenza dei farmaci e della dinamica di coppia, oltre a fornire una consulenza sessuale specifica. Negli interessi del paziente, questo complesso processo terapeutico non dovrebbe essere in conflitto, ma in armonia con gli approcci comportamentali e con il terapista sessuale. Infine, considerando l&#8217;importanza del counselling sessuale nella terapia dei disturbi eiaculatori e il ruolo della procrastinazione di alcune malattie nella loro patogenesi, la politica di prevenzione deve essere focalizzata sia sull’educazione sessuale che andrologica di giovani e adulti maschi.</p>
<p><a href="https://www.studiopsicologiarizzi.it/attivita/psicoterapia/">Scopri come funziona la psicoterapia&gt;&gt;</a></p>
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<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<p>Kaplan, S.H. (1976) Manuale illustrato di terapia sessuale. Feltrinelli</p>
<p>Masters, W. H. Johnson, V. E. (1968). <i>L’atto sessuale nel”uomo e nella donna</i>.  Feltrinelli</p>
<p>Jannini, E. A., Simonelli, C., &amp; Lenzi, A. (2002). Sexological approach to ejaculatory dysfunction1. <i>International journal of andrology</i>, 25(6), 317-323.</p>
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