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	<title>depressione &#8211; Studio Psicologia Rizzi</title>
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	<description>Psicologo e psicoterapeuta a Padova e San Donà di Piave. Tratta Disturbi Sessuali, Psicosomatici, Stress, Depressione e Ansia. Primo incontro gratuito.</description>
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		<title>Fattori di rischio della Depressione Post-partum</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/fattori-rischio-della-depressione-post-partum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2014 09:18:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[parto]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="itemIntroText">
<p>Esistono in letteratura numerose ricerche sull’eziologia del problema, che hanno indagato la correlazione tra l’incidenza della la depressione post partum (DPP) e caratteristiche sociali, psicologiche e fisiche della donna. I risultati sono spesso contraddittori, ma studi recenti sembrano condividere l’esistenza di fattori di rischio in grado di incidere sulla DPP in misura diversa.</p>
<ul>
<li><strong>Fattori di rischio da alti a moderati</strong></li>
<li><strong>Fattori di rischio moderati</strong></li>
<li><strong>Fattori di rischio bassi</strong></li>
</ul>
</div>
<div class="itemFullText">
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h3>Fattori di rischio da alti a moderati</h3>
<p>Molti studi sono d’accordo sul fatto che la presenza di ansia, stress e depressione in gravidanza sono i fattori maggiormente incisivi sulla comparsa della DPP. Inoltre, una misura dettagliata dei livelli d’ansia in gravidanza può predire la gravità della sintomatologia della DPP.</p>
<p>Un altro fattore molto importante è la presenza di disturbi psichiatrici precedenti alla gravidanza. Anche l’esistenza, all’interno della propria famiglia d’origine, di casi di malattia mentale, è fortemente predittiva dell’insor­genza della DPP. La difficoltà rispetto a questo fattore di rischio è di riuscirlo a indagare correttamente, poiché spesso le donne intervistate in gravidanza non hanno consapevolezza o conoscenza dei parenti con problemi di salute mentale.</p>
<p>Anche la relazione tra eventi di vita e insorgenza di DPP è stata studiata ed è risultata avere un ruolo importante sul tema. Esperienze come la morte del coniuge, la rottura della relazione con il partner, la perdita del lavoro o il trasloco sono eventi stressanti che possono essere scatenanti rispetto all’insorgenza della DPP in donne senza storia di eventi depressivi o di malattia mentale precedenti. La gravidanza e il parto sono di per sé eventi stressanti per la vita di una donna e la presenza di ulteriori eventi stressanti può portare la donna a “cedere” dal punto di vista psicologico sfociando in una DPP.</p>
<p>Un altro aspetto con un notevole peso sulla DPP è quello che riguarda il sostegno sociale. In particolare è stato osservato che ricevere sostegno da parte di amici e parenti in momenti di vita stressanti, è protettivo rispetto all’insorgere della depressione. Il sostegno sociale è un concetto multifattoriale, poiché può essere apportato dal coniuge, dai parenti, dagli amici o da persone in qualche modo collegate alla donna. Inoltre, il tipo di supporto può essere informativo, strumentale ed emotivo.</p>
<p>Studi sulla DPP hanno messo in luce una correlazione tra carenza di sostegno strumentale ed emotivo e sviluppo della DPP. Anche la percezione di isolamento sociale durante la gravidanza è un fattore per la successiva insorgenza della DPP. In questi casi, anche il solo sostegno informativo, ad esempio quello ricevuto dal personale specializzato nei corsi pre-parto o nelle visite di routine, può essere protettivo rispetto alla DPP.</p>
<p>È da notare come diversi ricercatori abbiamo trovato consistenti differenze tra la percezione di sostegno da parte della donna e il sostegno realmente ricevuto. Le donne con la tendenza a sviluppare sintomi depressivi, infatti, tendono a valutare tutto maggiormente negativo, di conseguenza anche un buon supporto da parte del partner o di una rete affettiva, può essere percepito come scarso o poco utile.</p>
<h3>Fattori di rischio moderati</h3>
<p>I fattori di rischio individuati con una moderata incidenza sulla DPP sono la personalità e la relazione col partner.</p>
<p>Le caratteristiche di personalità della mamma includono il nevroticismo e lo stile di attribuzione cognitiva. Il termine nevrotico non è più usato nei sistemi di classificazione psichiatrica da tempo, ma viene generalmente incluso in molti questionari per indicare un certo livello di sofferenza della persona. Il nevroticismo è stato definito come un disturbo di personalità che comporta una sofferenza nella vita, lasciandone però intatti il funzionamento sociale e la capacità di ragionamento logico. Le donne che, in gravidanza, sono state classificate come nervose, timide o preoccupate, o donne con uno stile di attribuzione negativo (pessimiste, arrabbiate, con tendenza a pensieri ruminanti) sarebbero più predisposte allo sviluppo della DPP. Per una lettura più approfondita sul tema della personalità si rimanda al paragrafo successivo.</p>
<p>Il sostegno da parte del partner è un fattore strettamente connesso con quello del sostegno sociale in genere e studi hanno riportato un incremento di incidenza di DPP nelle donne che abbiano avuto problemi coniugali in gravidanza. A volte, il diventare genitori può mettere in discussione l’organizzazione dell’intero sistema famigliare. Generalmente la madre assume il ruolo di gestione della cura del bambino e della casa, mentre il padre gestisce gli aspetti lavorativi. Inoltre, la cura del bambino prende tempo alla condivisione tra i due partner. Questi passaggi possono, a volte, essere naturali e accettati, a volte, possono comportare emozioni negative che possono ricadere sulla relazione coniugale.</p>
<h3>Fattori di rischio bassi</h3>
<p>Lo stato socioeconomico basso, un basso livello di scolarizzazione e la disoccupazione sono stati citati come fattori che incidono negativamente sulla salute mentale in generale e che sarebbero implicati nella depressione, in particolare. Rispetto alla DPP questi fattori incidono poco, ma in modo significativo, sulla sua insorgenza.</p>
<p>Complicazioni nella gravidanza come la preeclampsia, iperemesi gravidica, parto prematuro, o nel parto, come il taglio cesareo o l’eccessivo sanguinamento, possono correlare, anche se in piccola parte, con lo sviluppo della DPP.  Non è ancora chiara, in letteratura, se la durata e dolorosità del parto incidono sulla DPP. Risultati contradditori sono emersi anche negli studi rispetto alle gravidanze desiderate o non desiderate e l’insorgenza della DPP.</p>
<p>Valutando tutti gli studi sull’incidenza dei fattori ostetrici sulla DPP, emerge che hanno solo un piccolo, ma importante, ruolo sulla determinazione della DPP. I dati vanno, comunque, assunti con cautela, in quanto, come abbiamo visto nei capitoli precedenti, l’esito della gravidanza e del parto possono essere influenzati da molti altri fattori, come quelli di personalità o di sostegno sociale, che potrebbero essere ignorati dalle donne, preferendo attribuire l’insorgenza della DPP a fattori “esterni” e meno controllabili come il taglio cesareo o uno specifico disturbo di natura ostetrica. Donne che, quindi, riportino come causa del loro malessere il taglio cesareo, ad esempio, vanno valutate più approfonditamente poiché potrebbe non esserci la consapevolezza di un disfunzionamento psicologico a monte del problema, su cui poter intervenire.</p>
</div>
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		<item>
		<title>La Depressione post-partum nei papà</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/la-depressione-post-partum-nei-papa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2014 09:24:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La depressione post-partum (DPP) dei papà è un problema di interesse clinico che può avere rilevanti conseguenze sulla famiglia e che è tuttora sottovalutato, non diagnosticato e non trattato (Musser,<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="itemIntroText">
<p>La depressione post-partum (DPP) dei papà è un problema di interesse clinico che può avere rilevanti conseguenze sulla famiglia e che è tuttora sottovalutato, non diagnosticato e non trattato (Musser, 2012).</p>
<p>Gli studi in letteratura su questo problema identificano un’incidenza nei nuovi papà che varia dal 4% al 25% entro i primi 12 mesi (Goodman, 2004; Dauber &amp; Leiferman, 2006) con il picco maggiore tra i 3 e 6 mesi dopo il parto.</p>
</div>
<div class="itemFullText">
<p>Questa ampia differenza riportata in diversi studi potrebbe essere dovuta al fatto che la DPP dei papà è un argomento di recente interesse della scienza, per cui a livello metodologico non si sono ancora delineate delle linee guida comuni (Paulson &amp; Bazemore, 2010).</p>
<p>Al di là dell’incidenza, sembra non ci sia ancora un pieno accordo sulla definizione della DPP dei papà, anche se molti studi hanno usato la definizione di DPP delle madri per definire quella dei padri. Il fattore di rischio maggiore per lo sviluppo della DPP nei papà, è la presenza di DPP nelle loro compagne (Goodman, 2004; Paulson &amp; Bazemore, 2010). L’incidenza riportata da Goodman varia nella popolazione “normale” dall’1% al 25%, ma, se la compagna soffre di DPP, può aumentare dal 24% al 50%. Questa correlazione non è chiara, di sicuro i compagni delle donne con DPP si sentono meno supportati, sperimentano paura, confusione, frustrazione, senso di impotenza, rabbia, sentono la propria famiglia come “disastrata” e sono incerti rispetto al futuro (Schumacher, 2008).</p>
<p>La mancanza di supporto sociale è uno dei fattori più importanti per lo sviluppo della DPP. Questo fattore, allo stesso modo, potrebbe giocare un importante ruolo anche nella DPP dei papà. Dennis e Letourneau (2007) hanno dimostrato che le donne con DPP sono insoddisfatte del sostegno che ricevono dal loro partner, ritengono la comunicazione con lui povera, lo percepiscono come incurante e riportano un allontanamento affettivo e nella sfera intima. L’incapacità di contare sul partner per i lavoretti domestici e la cura del bambino sembra un altro fattore di rischio per lo sviluppo della DPP materna. Questi fattori di rischio ovviamente si esacerbano quando anche il papà è depresso (Kim &amp; Swain, 2007). Infine, la DPP materna può contribuire allo sviluppo di quella paterna proprio perché le mamme depresse non possono supportare il partner in questo importante momento di transizione all’essere papà (Goodman, 2004; Nazareth, 2011).</p>
<p>Gli effetti della DPP materna sul bambino sono stati a lungo discussi e studiati. Recentemente alcuni ricercatori hanno focalizzato la loro attenzione sugli effetti sul figlio anche della DPP paterna. Questa può avere effetti negativi sull’attaccamento col bambino, aumentare lo stress nel contesto familiare e sul lungo termine può incidere sullo sviluppo psico-sociale del bambino, andando a compromettere la sfera emotiva, le competenze sociali, con la presenza di disturbi comportamentali e di iperattività, aumento di punizioni fisiche (Paulson, 2009; Davis e altri, 2011; Ramchandani, 2005, 2008). Il rischio sul bambino aumenta quando entrambi i genitori sono depressi (Melrose, 2010), poiché hanno una percezione negativa del figlio, lo descrivono come sotto la media, e pensano abbia maggiori problemi di salute. Quando entrambi i genitori sono depressi, il bambino viene raramente addormentato in braccio, non viene allattato al seno e viene messo a dormire col biberon (Paulson, 2006).</p>
<p>Davis e colleghi nel 2011 hanno condotto uno studio con l’obiettivo di descrivere il comportamento che generalmente assumono i papà depressi, mettendo in luce che sculacciano i loro figli e di solito non leggono loro le storie ad alta voce. Questo comportamento correla con un minor sviluppo del lessico nel bambino (Paulson, 2009). Il 77% dei papà depressi hanno riportato aver parlato seriamente col pediatra della salute del proprio bambino.</p>
<p>In uno studio longitudinale di Ramchandani pubblicato nel 2005, mettendo in correlazione con la DPP paterna i disturbi nel controllo delle emozioni, nella condotta e di iperattività, sono stati individuati punteggi superiori in tutti gli ambiti nei bambini di 4 anni con i papà depressi.</p>
<p>Gli effetti si prolungano nel tempo sfociando in aumento di probabilità di sviluppo di una psicopatologia nell’arco di 7 anni. Nello studio di Ramchandani del 2008, il 12% dei bambini diagnosticati con ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), DOP (Disturbo Oppositivo Provocatorio) o altri disturbi d’ansia e depressione, avevano il papà depresso, in confronto con il 6% dei bambini i cui papà non erano depressi. I figli maschi avrebbero una maggior probabilità di sviluppare questi disturbi rispetto alle femmine.</p>
<p>In altri termini i disturbi del comportamento e sociali sarebbero correlati alla depressione paterna, mettendo in luce il ruolo dei papà nei processi di socializzazione.</p>
</div>
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		<item>
		<title>3 buoni motivi per ricevere un massaggio in gravidanza</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/3-buoni-motivi-per-ricevere-un-massaggio-gravidanza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2014 09:32:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da secoli, il massaggio è un modo per prendersi cura delle donne durante la gravidanza, la nascita e dopo il parto. I massaggi accompagnano anche il parto quasi in tutto<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="itemIntroText">
<p><strong>Da secoli, il massaggio è un modo per prendersi cura delle donne durante la gravidanza, la nascita e dopo il parto</strong>. I massaggi accompagnano anche il parto quasi in tutto il mondo non industrializzato (eccetto, ovviamente, dove le madri partoriscono da sole).</p>
</div>
<div class="itemFullText">
<p>Gli effetti del tocco e del massaggio in gravidanza sono stati studiati da più ricercatori, tra i quali ricordiamo<em> Tiffany Field</em>, fondatrice del Touch Research Institute (TRI) dell’o­spedale dell’Università di Miami, che ha dato un grande contributo alla sviluppo di questo settore e che abbiamo avuto modo di conoscere nel 2011.</p>
<p>Generalmente, gli effetti del tocco e del massaggio in gravidanza sono stati documentati sotto il profilo dei sintomi (ansia e disturbi posturali, come il mal di schiena e i problemi di circolazione nelle gambe), rispetto alla depressione pre e post-partum e rispetto alle complicazioni di carattere ostetrico ( nascita prematura e durata e dolorosità del travaglio). Altri studi si sono concentrati sulla relazione tra la donna incinta e il suo partner.</p>
<blockquote>
<h3>3 BUONI MOTIVI PER RICEVERE UN MASSAGGIO IN GRAVIDANZA</h3>
<h3>1. Migliora l&#8217;assetto Muscolo-Scheletrico</h3>
<p><strong><a href="http://www.studiopsicologiarizzi.it/wp-content/uploads/2014/08/postura-e-gravidanza.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-998 aligncenter" src="http://www.studiopsicologiarizzi.it/wp-content/uploads/2014/08/postura-e-gravidanza-300x281.jpg" alt="postura-e-gravidanza" width="300" height="281" /></a></strong></p>
<ol>
<li><strong>Riduce i dolori muscolo-scheletrici: </strong>il massaggio aiuta a diminuire lo sforzo da parte di articolazioni e muscoli interessati dell&#8217;aumento di peso in gravidanza, riducendo la tensione muscolare e il mal di schiena<strong>.</strong></li>
<li><strong>Migliora la postura</strong>: le &#8220;sessioni di lavoro sul corpo&#8221; sono una possibilità di insegnare una corretta postura, alleviare disturbi muscolo scheletrici correlati come il dolore alla parte bassa della schiena, il mal di testa, la cervicalgia e i dolori alle spalle, ai piedi e la sciatica.</li>
<li><strong>Facilita il parto naturale</strong>: il massaggio dell’area perineale, prima e durante il parto, può contribuire a facilitare lo stiramento dei tessuti durante la nascita. (46-48) L&#8217;intima natura di questo massaggio e la sua limitata area di applicazione, comporta che questa tecnica sia generalmente spiegata alla donna ed eseguita dal suo compagno o dall’ostetrica. Attraverso l&#8217;abituazione alle sensazioni di stiramento nella zona perineale, è possibile ridurre nella donna la resistenza o la paura di queste stesse sensazioni presenti durante il parto, riducendo il rischio di episiotomia e accelerando la guarigione dei tessuti dopo il parto.</li>
<li><strong>Migliora la capacità di rilassarsi e di ascoltarsi</strong>: il massaggio migliora la consapevolezza della donna rispetto al proprio corpo portando la sua attenzione nelle aree di tensione muscolare che possono essere allentate  con appositi esercizi e con un respiro mirato. Associare il tocco con il rilassamento prima della nascita facilita il naturale rilassamento con il tocco durante il parto.</li>
</ol>
<h3>2. Favorisce il Benessere emotivo</h3>
<p><a href="http://www.studiopsicologiarizzi.it/wp-content/uploads/2014/08/gravidanza-felice.jpg"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-999 aligncenter" src="http://www.studiopsicologiarizzi.it/wp-content/uploads/2014/08/gravidanza-felice-300x200.jpg" alt="gravidanza-felice" width="300" height="200" /></a></p>
<ol>
<li><strong>Migliora il benessere emotivo</strong>: gli studi indicano che il massaggio può diminuire gli ormoni dello stress, ridurre la depressione e l&#8217;ansia e aumentare la produzione di serotonina, aumentando il senso di benessere. Tutti questi benefici aiutano il bambino a crescere sano nell&#8217;utero.</li>
<li><strong>Riduce lo stress intrauterino</strong>: il tocco, attraverso la diminuzione del cortisolo, migliora la funzione del sistema immunitario.</li>
<li><strong>Aumenta la sensazione di energia</strong>: il massaggio può ridurre o alleviare alcuni dei sintomi più comuni della gravidanza tra cui la stanchezza, lo stress, e l’insonnia &#8211; fattori che indeboliscono la donna.</li>
</ol>
<h3>3. Sostiene il legame mamma-bambino</h3>
<p><a href="http://www.studiopsicologiarizzi.it/wp-content/uploads/2014/08/allattamento.jpg"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-1000 aligncenter" src="http://www.studiopsicologiarizzi.it/wp-content/uploads/2014/08/allattamento-300x200.jpg" alt="allattamento" width="300" height="200" /></a></p>
<ol>
<li><strong>Aumenta la capacità di prendersi cura degli altri</strong>: il massaggio offre un&#8217;esperienza di cura e nutrimento che permette alla donna di imparare a toccare il suo bambino come lei è stata toccata. Questo è particolarmente importante per le donne con una storia di abuso, che sono, quindi alterate nel significato che attribuiscono al tocco. Il bambino toccato con cura e attenzione a sua volta sviluppa un’esperienza positiva del tocco e può entrare nel mondo con più sicurezza, a differenza di neonati che non vengono toccati, che diventano ritirati e aggressivi, con tendenze verso comportamenti antisociali.</li>
<li><strong>Promuove l&#8217;allattamento e una maggiore produzione di prolattina</strong>: il tocco in gravidanza stimola la produzione di prolattina, migliorando gli istinti  di accudimento materno e la capacità di prendersi cura del bambino.</li>
</ol>
</blockquote>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><em><strong>Ci sono effetti collaterali a rivere un massaggio in gravidanza? Può essere rischioso? <a href="http://www.studiopsicologiarizzi.it/aggiornamenti/miti-sfatare-sul-massaggio-gravidanza/">Approfondisci, leggi questo articolo</a>.</strong></em></span></p>
<p><a href="http://www.studiopsicologiarizzi.it/corsi/ascoltare-il-proprio-corpo-tecniche-di-massaggio-perinatale/"><em><strong><span style="color: #ff00ff;">Vorresti fare un corso sul massaggio in gravidanza? vai qui!</span></strong></em></a></p>
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		<item>
		<title>Dalla tristezza &#8220;normale&#8221; alla depressione patologica</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/dalla-tristezza-normale-alla-depressione-patologica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jan 2015 11:45:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[accettazione]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[disforia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[tristezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutte le persone sperimentano tristezza o disforia: fa parte della vita non riuscire a raggiungere un obiettivo, perdere una persona amata, subire le conseguenze di una crisi economica. Non tutti,<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="itemIntroText">
<div class="itemIntroText">
<div class="itemIntroText">
<p class="Corpo"><strong>Tutte le persone sperimentano tristezza</strong> o disforia: fa parte della vita non riuscire a raggiungere un obiettivo, perdere una persona amata, subire le conseguenze di una crisi economica.<strong> Non tutti</strong>, però fanno quel salto che cronicizza e fa diventare patologica la &#8220;sana&#8221; tristezza. Alcuni, in altri termini, <strong>passano dalla tristezza (o disforia) alla depressione</strong>.</p>
<p class="Corpo">Le definizioni di disforia sono più di uno, in questo articolo per disforia si intende uno stato <strong>adattivo</strong> con sintomi moderati tipici dell&#8217;umore depresso, ma differisce dalla depressione, intesa invece come un disturbo <strong>disadattivo </strong>dell&#8217;umore che interferisce con il vivere in linea con i propri valori e con ciò che è importante.</p>
<p class="Corpo">In generale, le fluttuazioni nell&#8217;umore sono normali e svolgono la funzione adattiva di orientare la persona verso ciò che è saliente o lontano da ciò che è pericoloso. In questa prospettiva l&#8217;ansia, ad esempio, allontana la persona da ciò che può essere pericoloso o che può danneggiare l&#8217;individuo, mentre la disforia preserva l&#8217;individuo dal continuare a investire risorse ed energia in una direzione non attuabile e dove non è conseguibile il risultato voluto. La disforia tiene quindi lontano l&#8217;individuo da ciò che è inutile, ritirando le proprie energie per poi reinvestirle altrove.</p>
<p class="Corpo"><strong>La disforia diventa depressione quando la persona inizia a lottare contro il proprio stato emotivo e le sensazioni e i pensieri ad esso legati</strong>, quando si inizia a sentirsi sbagliati perché &#8220;non felici&#8221;, quando le proprie energie iniziano ad essere finalizzate esclusivamente contro la lotta al proprio umore depresso.</p>
<p class="Corpo">In altri termini è la non accettazione del dolore che caratterizza la disforia che porta l&#8217;individuo in una spirale negativa e patologica che aumenta il dolore invece di controllarlo o eliminarlo, come si vorrebbe. L&#8217;accettazione e il poter fare spazio alle sensazioni, alle emozioni e ai pensieri spiacevoli è quindi uno dei passi importanti per uscire dal vortice della depressione, rinunciando all&#8217;agenda del controllo dello &#8220;star bene&#8221;.</p>
</div>
</div>
</div>
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		<item>
		<title>Corso di Mindfulness e tecniche di consapevolezza</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/corso-di-mindfulness-e-tecniche-di-consapevolezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Aug 2016 14:42:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Scopri la serenità e la gentilezza attraverso l’ascolto del tuo respiro e del tuo corpo Lo stress, l’ansia e la difficoltà a far fronte all’incertezza che ogni giorno ci accompagna<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scopri la serenità e la gentilezza attraverso l’ascolto del tuo respiro e del tuo corpo</strong></p>
<p>Lo stress, l’ansia e la difficoltà a far fronte all’incertezza che ogni giorno ci accompagna nella vita, sono all’origine di disturbi del sonno, malattie, problemi relazionali e insoddisfazione generale rispetto alla nostra vita.</p>
<p>A partire dalla psicologia Funzionale, da sempre attenta alla relazione mente corpo, e dalla Mindfulness, tecnica meditativa con radici millenarie, sperimenterai degli strumenti per poterti fermare e ascoltare quando le emozioni ti travolgono, imparando a guardarle invece che reagire ad esse. Lungo questa strada ti accorgerai di apprezzare ogni momento della tua vita e ti sentirai più forte e consapevole di fronte alle scelte per te importanti.</p>
<ul>
<li>Il corso sarà svolto in 8 incontri di un’ora e mezza ciascuno a partire da mercoledì 12 ottobre.</li>
<li>Il numero di posti è limitato ed è richiesta l’iscrizione per partecipare.</li>
<li>Il corso intero ha un costo di 70 euro ed è aperto a tutti. Il primo incontro è gratuito.</li>
</ul>
<p>Il corso si svolgerà presso l&#8217;Associazione Centro di Psicologia e Psicoterapia Funzionale—Istituito SIF in via Vicenza 12/A Padova. Su richiesta, il corso può svolgersi anche a San Donà di Piave e a Chioggia.</p>
<p>Per info: 3292169795</p>
<p>mail: <a href="mailto:l.casetta@psicoterapiafunzionale.it">l.casetta@psicoterapiafunzionale.it</a></p>
<p><a href="http://www.studiopsicologiarizzi.it/wp-content/uploads/2016/09/corso_mindfulness_ottobre_2016.pdf">Corso Mindfulness &#8211; Ottobre 2016</a></p>
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		<title>Quando pensare fa male: ruminazione del pensiero e depressione</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/pensare-male-ruminazione-del-pensiero-depressione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 May 2019 06:48:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[controllo]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[kung fu panda]]></category>
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		<category><![CDATA[meditazione]]></category>
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		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[ruminazione del pensiero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La soppressione dei pensieri, la ruminazione e il darsi spiegazioni, sono implicate nella depressione. La ruminazione sembra incidere maggiormente sull&#8217;inizio, sull&#8217;aggravarsi e sul mantenersi della depressione. Cos&#8217;è la ruminazione del<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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<p class="Corpo">La soppressione dei pensieri, la ruminazione e il darsi spiegazioni, sono implicate nella <strong>depressione</strong>. La ruminazione sembra incidere maggiormente sull&#8217;inizio, sull&#8217;aggravarsi e sul mantenersi della depressione.</p>
<h3 class="Corpo">Cos&#8217;è la ruminazione del pensiero?</h3>
<p class="Corpo">La ruminazione è intesa come quel processo in cui si <strong>cerca di rispondere a delle domande che ci si auto pone. </strong>Queste domande riguardano il<strong> significato, la causa e la conseguenza di qualcosa</strong>.</p>
<p class="Corpo"><em><strong>La ruminazione indossa il ruolo di &#8220;problem solving&#8221;, ma si focalizza su problemi che di fatto non hanno una soluzione</strong></em>, come appunto, il dolore per la morte di un caro.</p>
<p class="Corpo"><strong>La ricerca di una soluzione non ha mai termine</strong>: la persona con ruminazione non è mai soddisfatta della soluzione proposta e si irrigidisce e paralizza nel non mettere in atto nessuna nuova azione, proprio perché non è mai quella definitiva. Questa rigidità <strong>alimenta ancora di più l&#8217;incertezza, il dubbio, il dover pensare ancora più attentamente alla questione</strong>.</p>
<h3 class="Corpo">Perché si rumina?</h3>
<p class="Corpo">Si rumina perché si cerca di avere un <strong>CONTROLLO</strong> su ciò che fa paura o che crea disagio. Chi ha la tendenza alla ruminazione del pensiero<strong> crede che il pensare lo aiuti realmente</strong> ad avere maggior controllo e, quindi, che sia ad un passo dal trovare la soluzione perfetta. <em>Ma controllo non è sinonimo di consapevolezza</em>. Purtroppo, la ruminazione allontana la persona sempre di più dal mondo reale, fatto di esperienze e di sensazioni, e la persona si ritrova a vivere in mondo verbale con cui è fusa.</p>
<p class="Corpo"><a href="http://www.studiopsicologiarizzi.it/wp-content/uploads/2015/01/OogwayPeachTree.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-982" src="http://www.studiopsicologiarizzi.it/wp-content/uploads/2015/01/OogwayPeachTree-1024x435.png" alt="Illusione del controllo - Kung fu panda" width="1024" height="435" /></a></p>
<h2><strong>Come si smette di ruminare?</strong></h2>
<p>1- <strong>abbandona l&#8217;illusione del CONTROLLO</strong>, come sostiene Oogway, il maestro tartaruga di Kung Fu Panda. Chiediti cosa possiamo effettivamente controllare e cosa no. Una malattia, un terremoto, una morte improvvisa, <em>come si comporterà un&#8217;altra persona o perché ha agito in un certo modo sono fenomeni fuori dal nostro controllo</em>. Cosa possiamo controllare? quello che facciamo, ad esempio, leggere questo articolo.</p>
<p>2- <strong>Accorgiti che stai ruminando</strong>: pensa alla strada che hai fatto per andare a lavoro e chiediti &#8220;<em>Quali dettagli ricordo della strada percorsa?</em>&#8220;. Se non ricordi dettagli è probabile che fossi perso nei tuoi pensieri. Se poi i pensieri erano <em>sofferti, volti al comprendere dei perché&#8230; allora stavi ruminando</em>.</p>
<p>3- <strong>Prova a meditare</strong>: la meditazione è un ottimo esercizio per conoscere come funziona la nostra mente. Meditare ci aiuta ad avere degli insight su perché ruminiamo, su quando ruminiamo e ci aiuta a stoppare questa trappola.</p>
<p><a href="https://www.studiopsicologiarizzi.it/corsi/corso-di-mindfulness-online/">Scopri il nostro corso di mindfulness online&gt;&gt;</a></p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="tIlilnj8h7"><p><a href="https://www.studiopsicologiarizzi.it/corsi/corso-di-mindfulness-online/">Corso di Mindfulness ONLINE</a></p></blockquote>
<p><iframe loading="lazy" title="&#8220;Corso di Mindfulness ONLINE&#8221; &#8212; Studio Psicologia Rizzi" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  src="https://www.studiopsicologiarizzi.it/corsi/corso-di-mindfulness-online/embed/#?secret=tIlilnj8h7" data-secret="tIlilnj8h7" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
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