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	<title>disturbi alimentari &#8211; Studio Psicologia Rizzi</title>
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	<description>Psicologo e psicoterapeuta a Padova e San Donà di Piave. Tratta Disturbi Sessuali, Psicosomatici, Stress, Depressione e Ansia. Primo incontro gratuito.</description>
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		<title>Comportamenti osservabili dall&#8217;esterno nei disturbi alimentari</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/comportamenti-osservabili-dallesterno-nei-disturbi-alimentari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2014 10:25:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[abbuffate]]></category>
		<category><![CDATA[anoressia]]></category>
		<category><![CDATA[bulimia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi alimentari]]></category>
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<p>I Comportamenti visibili esteriormente nei disturbi alimentari sono:</p>
<ul>
<li>La restrizione: la limitazione intenzionale delle calorie assunte. La restrizione è visibile su un continuum: dall’evitare i grassi su indicazione del medico all’assumere 500 calorie al giorno per un lungo periodo (finché si riesce). La restrizione diventa più rigida quando il dimagrimento rallenta. La restrizione è un modo per gestire pensieri, sensazioni e percezioni legate al proprio corpo e a sé. Questo comportamento è rinforzato dalla perdita di peso e dall’esperienza positiva del proprio corpo e di sé che ne consegue.</li>
<li>Le abbuffate: la consumazione di una quantità di cibo superiore a quella prevedibile dal contesto. A volte implica il mangiare più velocemente del solito. È osservabile su un continuum rispetto a quantità di cibo assunto, tipo di cibo e periodicità degli episodi. Le abbuffate vengono vissute come involontarie e fuori dal proprio controllo. Le abbuffate tendono a presentarsi in periodi in cui la persona è a dieta e avvengono in risposta a esperienze che causano sofferenza e il cibo ha una funzione di sollievo.Le abbuffate sono strategie di coping di emozioni molto intense. Il successivo piacere a breve termine dell’abbuffata viene sostituito con malessere fisico ed emotivo e relativi pensieri, esperienze dolorose che a loro volta incrementano la probabilità di un successivo episodio di abbuffata.</li>
<li>I comportamenti compensatori: quei comportamenti che sono intrapresi per evitare di prendere peso. Esempi sono dal saltare il pranzo o fare un miglio in più sul tapis roulant ai più nocivi comportamenti di assumere lassativi, auto indursi il vomito o purgarsi ripetutamente.  I comportamenti compensatori hanno la funzione di “rimediare” all’assunzione di cibo. Gli effetti a lungo termine non hanno effetti sulla cessazione del comportamento, rinforzato nel breve termine dal sentirsi più leggeri, energici.</li>
<li>L’ evitamento dell’immagine corporea non è tra i criteri del DSM ma è spesso associata ai disturbi alimentari. L’evitamento dell’immagine corporea è ogni comportamento che ha la funzione di evitare o cambiare l’esperienza che la persona fa del proprio corpo. Comportamenti di questo tipo sono il controllarsi allo specchio o il pizzicarsi i fianchi più volte al giorno per rassicurarsi che non si siano formati accumuli di grasso. Altri comportamenti sono l’evitare di mettersi alcuni vestiti o di mostrare alcune parti del proprio corpo  (ad esempio indossando biancheria snellente). I comportamenti sotto questa categoria possono anche essere l’evitamento degli specchi, probabile quando il controllo passato non ha sortito gli effetti desiderati.</li>
</ul>
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		<title>SENSAZIONI, PENSIERI E PERCEZIONI NEI DISTURBI ALIMENTARI</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/sensazioni-pensieri-percezioni-nei-disturbi-alimentari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Oct 2014 10:28:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Credenze]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
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<p>I disturbi alimentari sono associati a difficoltà a gestire emozioni come la tristezza e l&#8217;irritabilità. Talvolta l&#8217;umore, associato con l&#8217;immagine del proprio corpo e con il comportamento alimentare, diventa allo stesso tempo la causa e la conseguenza del ripresentarsi e aggravarsi del disturbo. In altri termini, il non sentirsi soddisfatti del proprio corpo abbassa il tono dell&#8217;umore che, a sua volta, fa sentire ancora meno soddisfatti del proprio corpo e così via. I disturbi alimentari sono anche associati con l&#8217;ansia, in particolare con la paura di prendere peso, ma molti sperimentano ansia anche rispetto al cibo, alle situazioni sociali, o sono ossessionati dal sentirsi purificati, puliti. Così la maggior parte delle persone con diagnosi di disturbo alimentare nella loro vita sono state a criterio di un disturbo d&#8217;ansia od ossessivo compulsivo.</p>
<p>I disturbi alimentari sono associati anche a credenze rigide su cos&#8217;è la bellezza e che significato ha. Per le donne, la bellezza è associata con la magrezza, talvolta estrema. Nei maschi, la bellezza è legata all&#8217;essere muscolosi. Questi ideali di bellezza sono condivisi da molte persone, ma nelle persone con disturbo alimentare sono sostenute e portate avanti in modo molto rigido. Se viene loro chiesto quale corpo è più bello, quale persona è secondo loro più felice, chi vorrebbero essere, la loro scelta ricade rigidamente sulla persona più magra, non tenendo conto di altre variabili.<br />
I pazienti con disturbo alimentare hanno pensieri di valutazione del loro corpo e del loro modo di mangiare, attribuiscono a questi pensieri un determinato significato e si soffermano su come mantenerli o modificarli. Ad esempio, quando il proprio corpo è valutato come grasso, allora significa che si è deboli, stupidi, senza speranza. Di conseguenza il pensiero successivo è come fare a cambiare questa situazione e ha inizio la pianificazione di come evitare questa particolare esperienza del proprio corpo e di sé. La stessa conclusione si presenta quando la valutazione è positiva: &#8220;Sono magro, allora sono forte, quindi devo mantenermi così e per fare questo devo evitare di&#8230;&#8221;.<br />
I pensieri spesso sono legati al passato, rimuginando su cosa si è mangiato o sull&#8217;immagine allo specchio della mattina, o sul futuro, preoccupandosi di come ci si deve vestire, o cosa si deve mangiare, o come evitare di farlo in presenza di altri. Questi pensieri sono vissuti come utili a controllare il problema, nonostante facciano parte e alimentino il problema.<br />
Il modo di pensare nei disturbi alimentari è categorico, bianco o nero, si è magri o grassi, vincenti o perdenti, amati o disprezzati.</p>
<p>Gli studiosi dei disturbi alimentari si sono accorti della difficoltà di percepire se stessi e il proprio peso da parte dei pazienti che rientrano in questa categoria diagnostica. Sembra, inoltre che le stesse persone che valutano se stesse come grasse anche quando visibilmente sottopeso siano, però, in grado di dare una buona stima del peso degli altri. Questa difficoltà nella percezione del proprio corpo sembra quindi legata ad una dissociazione dal proprio corpo, dall&#8217;ambiente, dal loro comportamento e dai loro pensieri, sentimenti e ricordi. I pazienti con disturbo alimentare possono talvolta affermare di faticare a riconoscersi allo specchio o di sentirsi estranei al mondo. Hanno poca consapevolezza di sé e non sanno descrivere quello che sentono, anche se osservabile dall&#8217;esterno. Possono anche richiamare ricordi molto dolorosi, senza sentirne la sofferenza. Quando è grave, la dissociazione può compromettere la percezione del tempo, dello spazio, della persona.</p>
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		<title>TRATTAMENTO DEI DISTURBI ALIMENTARI &#8211; ACCEPTANCE AND COMMITMENT THERAPY VERSUS COGNITIVE THERAPY</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/acceptance-and-commitment-therapy-versus-cognitive-therapy-trattamento-dei-disturbi-alimentari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jan 2015 14:46:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[act]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[motivazione]]></category>
		<category><![CDATA[terapia]]></category>
		<category><![CDATA[trattamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è tuttora considerata la più efficace per il trattamento di disturbi alimentari, in particolar modo della bulimia (NICE, 2004). Il percorso clinico per un paziente che<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è tuttora considerata la più efficace per il trattamento di disturbi alimentari, in particolar modo della bulimia (NICE, 2004). Il percorso clinico per un paziente che si presenta con bulimia è di 20 incontri il cui obiettivo principale è la normalizzazione del comportamento alimentare, la riduzione delle diete intraprese, l’eliminazione delle abbuffate e dell’assunzioni di lassativi e il cambiamento di credenze, pensieri e valori che mantengono il disturbo alimentare. Lo stesso protocollo può essere usato, con qualche variazione, anche sui tempi,  sui pazienti con disturbo di anoressia. La CBT si è dimostrata efficace in tempi brevi e con effetti positivi sul lungo termine (Waller e altri, 1996). Nonostante ciò, un sottogruppo relativamente ampio di persone che ricevono il trattamento non raggiungono risultati significativi sul piano clinico, infatti alcuni studi affermano che solo una percentuale del 30-50 % dei pazienti smette di avere abbuffate o di assumere lassativi. Questo implica che, nonostante l’efficacia provata della CBT, c’è ancora spazio per un miglioramento nel trattamento dei disturbi alimentari.</p>
<h2>Come risolvere i disturbi alimentari</h2>
<p>Le ragioni che rendono il disturbo alimentare difficile da risolvere sono:</p>
<p>1- I pazienti con un disturbo alimentare (in particolar modo quelli di anoressia) spesso non sono motivati verso un cambiamento nel loro comportamento alimentare, soprattutto quando ritengono che la loro condotta nei confronti del cibo li abbia aiutati a perdere del peso e che siano finalmente vicini al loro peso ideale (Varderlinden, 2008). Questo comporta un rifiuto ad intraprendere qualsiasi percorso mirato direttamente al cambiamento del loro comportamento alimentare.</p>
<p>2- La CBT cerca di modificare il contenuto delle cognizioni legate all’alimentazione. Purtroppo, la natura egosintonica di questi pensieri può renderli particolarmente difficili da modificare direttamente.</p>
<p>3- Molti comportamenti alimentari non salutari sono funzionali all’interno del contesto  del sistema di credenze del paziente. Ad esempio, se qualcuno crede di pesare troppo e di dover dimagrire, il comportamento di dieta estrema o di assunzione di lassativi è funzionale, almeno temporaneamente, a questo pensiero.</p>
<p>L’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) può essere una valida alternativa alla CBT per diverse ragioni. Innanzitutto piuttosto che modificare direttamente i pensieri e le credenze sul peso e sull’immagine corporea, l’ACT si focalizza sulla relazione che il paziente ha con essi. Il terapeuta ACT insegna al paziente a non controllare i propri pensieri e le proprie sensazioni interne che causano sofferenza, e propone invece l’accettazione di essi, al di là che questi siano veri o falsi. Ad esempio, è probabile che pensieri riguardanti le imperfezioni del proprio corpo siano veri, e che di conseguenza sia molto difficile contrastarli o modificarli. L’accettazione invece permette al paziente di riconoscere il pensiero e di osservarlo senza giudizio, consapevole del dolore che comporta, in modo da imparare a conviverci senza mettere in atto comportamenti non salutari per cercare di fermare o far sparire tale pensiero. Questo abbassamento del controllo cognitivo sembra essere centrale nei disturbi alimentari (Tiggemann e Raven, 1998).</p>
<p>L’ACT può essere molto utile anche perché lavora sui valori della persona e non direttamente sul comportamento alimentare problematico. Così, un iniziale tema trattato con i pazienti con disturbo alimentare è chiarire quali sono i loro valori, cosa è importante e individuare degli obiettivi, in modo da orientare il loro comportamento verso qualcosa che possa arricchire di significato la loro vita e che possa successivamente motivarli a stare con i pensieri e le loro sensazioni interne spiacevoli e che sono alla base del disturbo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<p>Waller, D., Fairburn, C. G., McPherson, A., Kay, R., Lee, A., &amp; Nowell, T. (1996). Treating bulimia nervosa in primary care: A pilot study.<i>International Journal of Eating Disorders</i>,<i>19</i>(1), 99-103.</p>
<p>Vanderlinden, J. (2008). Many roads lead to Rome: Why does cognitive behavioural therapy remain unsuccessful for many eating disorder patients?.<i>European Eating Disorders Review</i>,<i>16</i>(5), 329-333.</p>
<p>Tiggemann, M., &amp; Raven, M. (1998). Dimensions of control in bulimia and anorexia nervosa: Internal control, desire for control, or fear of losing self-control?.<i>Eating Disorders</i>,<i>6</i>(1), 65-71.</p>
<p>National Institute for Clinical Excellence (NICE). (2004). <i>Eating disorders—Core interventions in the treatment and management of anorexia nervosa, bulimia nervosa and related eating disorders </i>(Clinical Guideline No. 9). London: Author. Available from www.nice.org.uk/guidance/CG9</p>
<p>Juarascio, A. S., Forman, E. M., &amp; Herbert, J. D. (2010). Acceptance and commitment therapy versus cognitive therapy for the treatment of comorbid eating pathology. <i>Behavior Modification</i>, <i>34</i>(2), 175-190.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiopsicologiarizzi.it/acceptance-and-commitment-therapy-versus-cognitive-therapy-trattamento-dei-disturbi-alimentari/">TRATTAMENTO DEI DISTURBI ALIMENTARI &#8211; ACCEPTANCE AND COMMITMENT THERAPY VERSUS COGNITIVE THERAPY</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiopsicologiarizzi.it">Studio Psicologia Rizzi</a>.</p>
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