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	<title>Laura Casetta &#8211; Studio Psicologia Rizzi</title>
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	<description>Psicologo e psicoterapeuta a Padova e San Donà di Piave. Tratta Disturbi Sessuali, Psicosomatici, Stress, Depressione e Ansia. Primo incontro gratuito.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 03 Feb 2026 11:02:26 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Gravidanza: Miti da sfatare sul massaggio</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/miti-sfatare-sul-massaggio-gravidanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2014 08:21:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[massaggio]]></category>
		<category><![CDATA[massaggio in gravidanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si parla di pericoli a ricevere massaggi in gravidanza&#8230; Non è difficile sentir parlare dell’esistenza di pericoli a venire massaggiate in gravidanza. Alcuni dei pericoli di cui si parla, anche<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="itemIntroText">
<h2>Si parla di pericoli a ricevere massaggi in gravidanza&#8230;</h2>
<p>Non è difficile sentir parlare dell’esistenza di <strong>pericoli a venire massaggiate in gravidanza</strong>. Alcuni dei pericoli di cui si parla, anche in internet, sono i seguenti: il massaggio deve essere evitato nel primo trimestre a causa del rischio di aborto spontaneo che avverrebbe per il maggior rilascio di tossine conseguentemente al massaggio; il massaggio nel primo trimestre è troppo stimolante per la madre; il massaggio ai piedi, alla parte inferiore delle gambe e all&#8217;addome, potrebbero causare aborto spontaneo; il massaggio addominale dovrebbe essere evitato perché ai bambini non piace e iniziano a scalciare; il massaggio alla schiena è controindicato durante la gravidanza, senza motivazione.</p>
</div>
<div class="itemFullText">
<h2>&#8230;ma non sono sostenuti da ricerche!</h2>
<p>Una donna alla sua prima gravidanza, ricevendo queste informazioni, potrebbe pensare che il massaggio è rischioso. Tuttavia, questi pochi consigli non sono suffragati da ricerche o documentati da casi. Possiamo esaminare e contraddire ognuna di queste paure.</p>
<h3>Sovraccarico tossico?</h3>
<p><strong>NO!</strong> Il primo trimestre è indubbiamente un periodo di grandi cambiamenti a diversi livelli; una ragione in più per ricevere un tocco morbido per aiutare una madre a integrare i cambiamenti che si verificano. <strong>Non vi è alcuna ricerca che dimostri che il massaggio causa un sovraccarico tossico in una persona in stato di gravidanza e quindi possa causare un aborto spontaneo.</strong> I massaggi nel primo trimestre, comunque, non dovrebbero essere in generale eccezionalmente profondi e stimolanti se è il primo massaggio che una donna riceve o se soffre di nausea saltuariamente.</p>
<h3>Il massaggio aumenta la nausea?</h3>
<p><strong>NO!</strong> Il massaggio non deve essere evitato a causa della nausea perché, come molti studi indicano, <strong>il massaggio può contribuire a ridurla.</strong> Di solito, il massaggio durante il primo trimestre, può essere d&#8217;aiuto per diminuire l&#8217;ansia e aiutare una donna a rilassarsi, per darle un tempo concentrato per elaborare il fatto che è incinta, e offrirle un modo piacevole per entrare nella sua nuova vita.</p>
<h3>Provoca aborto spontaneo?</h3>
<p><strong>NO! </strong>L&#8217;aborto spontaneo è molto comune durante il primo trimestre, ma <strong>si verifica indipendentemente dal fatto che le donne ricevano o meno il massaggio</strong>. Il massaggio non è mai stato implicato, in modo esplicito, legalmente o scientificamente tra le cause di aborto spontaneo. Nella maggioranza dei casi, l&#8217;aborto spontaneo si verifica perché il feto è non vitale. Toccare l&#8217;addome, a meno che non sia intenzionalmente dannoso, non fa male al bambino o alla madre. L&#8217;utero, durante il primo trimestre è basso nella pelvi e non è palpabile senza una profonda pressione addominale, che è generalmente controindicata durante tutta la gravidanza. Invece, un <strong>tocco tenero sull&#8217;addome può essere estremamente rilassante per la madre</strong>, e più donne ritengono che il bambino risponda in modo positivo.</p>
<h3>Punti di agopressione pericolosi?</h3>
<p>Il massaggio alle gambe, ai piedi e alla pancia durante il primo trimestre non causa aborto spontaneo. <strong>Esistono punti di ago-pressione negli arti inferiori e nei piedi che sono controindicati per la digito-pressione o l&#8217;agopuntura, ma un massaggio generale nelle aree dei punti della digito-pressione non li stimola allo stesso modo</strong>.</p>
</div>
<h2>Il massaggio è sicuro, informiamoci!</h2>
<div class="itemFullText">
<p>Con l&#8217;aumento dell&#8217;educazione riguardo al massaggio durante il ciclo perinatale, le paure e miti sui suoi pericoli possono essere ridotti. Chi massaggia la donna in gravidanza dovrebbe sapere con precisione quando è richiesta cautela o ci sono controindicazioni e aiutare a sfatare miti e placare paure ingiustificate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.studiopsicologiarizzi.it/aggiornamenti/3-buoni-motivi-per-ricevere-un-massaggio-gravidanza/"><span style="color: #0000ff;"><em><strong>Conosci tutti gli effetti positivi del massaggio in gravidanza? Scoprilo qui!</strong></em></span></a></p>
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</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Fattori di rischio della Depressione Post-partum</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/fattori-rischio-della-depressione-post-partum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2014 09:18:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[parto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono in letteratura numerose ricerche sull’eziologia del problema, che hanno indagato la correlazione tra l’incidenza della la depressione post partum (DPP) e caratteristiche sociali, psicologiche e fisiche della donna. I<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="itemIntroText">
<p>Esistono in letteratura numerose ricerche sull’eziologia del problema, che hanno indagato la correlazione tra l’incidenza della la depressione post partum (DPP) e caratteristiche sociali, psicologiche e fisiche della donna. I risultati sono spesso contraddittori, ma studi recenti sembrano condividere l’esistenza di fattori di rischio in grado di incidere sulla DPP in misura diversa.</p>
<ul>
<li><strong>Fattori di rischio da alti a moderati</strong></li>
<li><strong>Fattori di rischio moderati</strong></li>
<li><strong>Fattori di rischio bassi</strong></li>
</ul>
</div>
<div class="itemFullText">
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h3>Fattori di rischio da alti a moderati</h3>
<p>Molti studi sono d’accordo sul fatto che la presenza di ansia, stress e depressione in gravidanza sono i fattori maggiormente incisivi sulla comparsa della DPP. Inoltre, una misura dettagliata dei livelli d’ansia in gravidanza può predire la gravità della sintomatologia della DPP.</p>
<p>Un altro fattore molto importante è la presenza di disturbi psichiatrici precedenti alla gravidanza. Anche l’esistenza, all’interno della propria famiglia d’origine, di casi di malattia mentale, è fortemente predittiva dell’insor­genza della DPP. La difficoltà rispetto a questo fattore di rischio è di riuscirlo a indagare correttamente, poiché spesso le donne intervistate in gravidanza non hanno consapevolezza o conoscenza dei parenti con problemi di salute mentale.</p>
<p>Anche la relazione tra eventi di vita e insorgenza di DPP è stata studiata ed è risultata avere un ruolo importante sul tema. Esperienze come la morte del coniuge, la rottura della relazione con il partner, la perdita del lavoro o il trasloco sono eventi stressanti che possono essere scatenanti rispetto all’insorgenza della DPP in donne senza storia di eventi depressivi o di malattia mentale precedenti. La gravidanza e il parto sono di per sé eventi stressanti per la vita di una donna e la presenza di ulteriori eventi stressanti può portare la donna a “cedere” dal punto di vista psicologico sfociando in una DPP.</p>
<p>Un altro aspetto con un notevole peso sulla DPP è quello che riguarda il sostegno sociale. In particolare è stato osservato che ricevere sostegno da parte di amici e parenti in momenti di vita stressanti, è protettivo rispetto all’insorgere della depressione. Il sostegno sociale è un concetto multifattoriale, poiché può essere apportato dal coniuge, dai parenti, dagli amici o da persone in qualche modo collegate alla donna. Inoltre, il tipo di supporto può essere informativo, strumentale ed emotivo.</p>
<p>Studi sulla DPP hanno messo in luce una correlazione tra carenza di sostegno strumentale ed emotivo e sviluppo della DPP. Anche la percezione di isolamento sociale durante la gravidanza è un fattore per la successiva insorgenza della DPP. In questi casi, anche il solo sostegno informativo, ad esempio quello ricevuto dal personale specializzato nei corsi pre-parto o nelle visite di routine, può essere protettivo rispetto alla DPP.</p>
<p>È da notare come diversi ricercatori abbiamo trovato consistenti differenze tra la percezione di sostegno da parte della donna e il sostegno realmente ricevuto. Le donne con la tendenza a sviluppare sintomi depressivi, infatti, tendono a valutare tutto maggiormente negativo, di conseguenza anche un buon supporto da parte del partner o di una rete affettiva, può essere percepito come scarso o poco utile.</p>
<h3>Fattori di rischio moderati</h3>
<p>I fattori di rischio individuati con una moderata incidenza sulla DPP sono la personalità e la relazione col partner.</p>
<p>Le caratteristiche di personalità della mamma includono il nevroticismo e lo stile di attribuzione cognitiva. Il termine nevrotico non è più usato nei sistemi di classificazione psichiatrica da tempo, ma viene generalmente incluso in molti questionari per indicare un certo livello di sofferenza della persona. Il nevroticismo è stato definito come un disturbo di personalità che comporta una sofferenza nella vita, lasciandone però intatti il funzionamento sociale e la capacità di ragionamento logico. Le donne che, in gravidanza, sono state classificate come nervose, timide o preoccupate, o donne con uno stile di attribuzione negativo (pessimiste, arrabbiate, con tendenza a pensieri ruminanti) sarebbero più predisposte allo sviluppo della DPP. Per una lettura più approfondita sul tema della personalità si rimanda al paragrafo successivo.</p>
<p>Il sostegno da parte del partner è un fattore strettamente connesso con quello del sostegno sociale in genere e studi hanno riportato un incremento di incidenza di DPP nelle donne che abbiano avuto problemi coniugali in gravidanza. A volte, il diventare genitori può mettere in discussione l’organizzazione dell’intero sistema famigliare. Generalmente la madre assume il ruolo di gestione della cura del bambino e della casa, mentre il padre gestisce gli aspetti lavorativi. Inoltre, la cura del bambino prende tempo alla condivisione tra i due partner. Questi passaggi possono, a volte, essere naturali e accettati, a volte, possono comportare emozioni negative che possono ricadere sulla relazione coniugale.</p>
<h3>Fattori di rischio bassi</h3>
<p>Lo stato socioeconomico basso, un basso livello di scolarizzazione e la disoccupazione sono stati citati come fattori che incidono negativamente sulla salute mentale in generale e che sarebbero implicati nella depressione, in particolare. Rispetto alla DPP questi fattori incidono poco, ma in modo significativo, sulla sua insorgenza.</p>
<p>Complicazioni nella gravidanza come la preeclampsia, iperemesi gravidica, parto prematuro, o nel parto, come il taglio cesareo o l’eccessivo sanguinamento, possono correlare, anche se in piccola parte, con lo sviluppo della DPP.  Non è ancora chiara, in letteratura, se la durata e dolorosità del parto incidono sulla DPP. Risultati contradditori sono emersi anche negli studi rispetto alle gravidanze desiderate o non desiderate e l’insorgenza della DPP.</p>
<p>Valutando tutti gli studi sull’incidenza dei fattori ostetrici sulla DPP, emerge che hanno solo un piccolo, ma importante, ruolo sulla determinazione della DPP. I dati vanno, comunque, assunti con cautela, in quanto, come abbiamo visto nei capitoli precedenti, l’esito della gravidanza e del parto possono essere influenzati da molti altri fattori, come quelli di personalità o di sostegno sociale, che potrebbero essere ignorati dalle donne, preferendo attribuire l’insorgenza della DPP a fattori “esterni” e meno controllabili come il taglio cesareo o uno specifico disturbo di natura ostetrica. Donne che, quindi, riportino come causa del loro malessere il taglio cesareo, ad esempio, vanno valutate più approfonditamente poiché potrebbe non esserci la consapevolezza di un disfunzionamento psicologico a monte del problema, su cui poter intervenire.</p>
</div>
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		<item>
		<title>La Depressione post-partum nei papà</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/la-depressione-post-partum-nei-papa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2014 09:24:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La depressione post-partum (DPP) dei papà è un problema di interesse clinico che può avere rilevanti conseguenze sulla famiglia e che è tuttora sottovalutato, non diagnosticato e non trattato (Musser,<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="itemIntroText">
<p>La depressione post-partum (DPP) dei papà è un problema di interesse clinico che può avere rilevanti conseguenze sulla famiglia e che è tuttora sottovalutato, non diagnosticato e non trattato (Musser, 2012).</p>
<p>Gli studi in letteratura su questo problema identificano un’incidenza nei nuovi papà che varia dal 4% al 25% entro i primi 12 mesi (Goodman, 2004; Dauber &amp; Leiferman, 2006) con il picco maggiore tra i 3 e 6 mesi dopo il parto.</p>
</div>
<div class="itemFullText">
<p>Questa ampia differenza riportata in diversi studi potrebbe essere dovuta al fatto che la DPP dei papà è un argomento di recente interesse della scienza, per cui a livello metodologico non si sono ancora delineate delle linee guida comuni (Paulson &amp; Bazemore, 2010).</p>
<p>Al di là dell’incidenza, sembra non ci sia ancora un pieno accordo sulla definizione della DPP dei papà, anche se molti studi hanno usato la definizione di DPP delle madri per definire quella dei padri. Il fattore di rischio maggiore per lo sviluppo della DPP nei papà, è la presenza di DPP nelle loro compagne (Goodman, 2004; Paulson &amp; Bazemore, 2010). L’incidenza riportata da Goodman varia nella popolazione “normale” dall’1% al 25%, ma, se la compagna soffre di DPP, può aumentare dal 24% al 50%. Questa correlazione non è chiara, di sicuro i compagni delle donne con DPP si sentono meno supportati, sperimentano paura, confusione, frustrazione, senso di impotenza, rabbia, sentono la propria famiglia come “disastrata” e sono incerti rispetto al futuro (Schumacher, 2008).</p>
<p>La mancanza di supporto sociale è uno dei fattori più importanti per lo sviluppo della DPP. Questo fattore, allo stesso modo, potrebbe giocare un importante ruolo anche nella DPP dei papà. Dennis e Letourneau (2007) hanno dimostrato che le donne con DPP sono insoddisfatte del sostegno che ricevono dal loro partner, ritengono la comunicazione con lui povera, lo percepiscono come incurante e riportano un allontanamento affettivo e nella sfera intima. L’incapacità di contare sul partner per i lavoretti domestici e la cura del bambino sembra un altro fattore di rischio per lo sviluppo della DPP materna. Questi fattori di rischio ovviamente si esacerbano quando anche il papà è depresso (Kim &amp; Swain, 2007). Infine, la DPP materna può contribuire allo sviluppo di quella paterna proprio perché le mamme depresse non possono supportare il partner in questo importante momento di transizione all’essere papà (Goodman, 2004; Nazareth, 2011).</p>
<p>Gli effetti della DPP materna sul bambino sono stati a lungo discussi e studiati. Recentemente alcuni ricercatori hanno focalizzato la loro attenzione sugli effetti sul figlio anche della DPP paterna. Questa può avere effetti negativi sull’attaccamento col bambino, aumentare lo stress nel contesto familiare e sul lungo termine può incidere sullo sviluppo psico-sociale del bambino, andando a compromettere la sfera emotiva, le competenze sociali, con la presenza di disturbi comportamentali e di iperattività, aumento di punizioni fisiche (Paulson, 2009; Davis e altri, 2011; Ramchandani, 2005, 2008). Il rischio sul bambino aumenta quando entrambi i genitori sono depressi (Melrose, 2010), poiché hanno una percezione negativa del figlio, lo descrivono come sotto la media, e pensano abbia maggiori problemi di salute. Quando entrambi i genitori sono depressi, il bambino viene raramente addormentato in braccio, non viene allattato al seno e viene messo a dormire col biberon (Paulson, 2006).</p>
<p>Davis e colleghi nel 2011 hanno condotto uno studio con l’obiettivo di descrivere il comportamento che generalmente assumono i papà depressi, mettendo in luce che sculacciano i loro figli e di solito non leggono loro le storie ad alta voce. Questo comportamento correla con un minor sviluppo del lessico nel bambino (Paulson, 2009). Il 77% dei papà depressi hanno riportato aver parlato seriamente col pediatra della salute del proprio bambino.</p>
<p>In uno studio longitudinale di Ramchandani pubblicato nel 2005, mettendo in correlazione con la DPP paterna i disturbi nel controllo delle emozioni, nella condotta e di iperattività, sono stati individuati punteggi superiori in tutti gli ambiti nei bambini di 4 anni con i papà depressi.</p>
<p>Gli effetti si prolungano nel tempo sfociando in aumento di probabilità di sviluppo di una psicopatologia nell’arco di 7 anni. Nello studio di Ramchandani del 2008, il 12% dei bambini diagnosticati con ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), DOP (Disturbo Oppositivo Provocatorio) o altri disturbi d’ansia e depressione, avevano il papà depresso, in confronto con il 6% dei bambini i cui papà non erano depressi. I figli maschi avrebbero una maggior probabilità di sviluppare questi disturbi rispetto alle femmine.</p>
<p>In altri termini i disturbi del comportamento e sociali sarebbero correlati alla depressione paterna, mettendo in luce il ruolo dei papà nei processi di socializzazione.</p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>3 buoni motivi per ricevere un massaggio in gravidanza</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/3-buoni-motivi-per-ricevere-un-massaggio-gravidanza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2014 09:32:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da secoli, il massaggio è un modo per prendersi cura delle donne durante la gravidanza, la nascita e dopo il parto. I massaggi accompagnano anche il parto quasi in tutto<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="itemIntroText">
<p><strong>Da secoli, il massaggio è un modo per prendersi cura delle donne durante la gravidanza, la nascita e dopo il parto</strong>. I massaggi accompagnano anche il parto quasi in tutto il mondo non industrializzato (eccetto, ovviamente, dove le madri partoriscono da sole).</p>
</div>
<div class="itemFullText">
<p>Gli effetti del tocco e del massaggio in gravidanza sono stati studiati da più ricercatori, tra i quali ricordiamo<em> Tiffany Field</em>, fondatrice del Touch Research Institute (TRI) dell’o­spedale dell’Università di Miami, che ha dato un grande contributo alla sviluppo di questo settore e che abbiamo avuto modo di conoscere nel 2011.</p>
<p>Generalmente, gli effetti del tocco e del massaggio in gravidanza sono stati documentati sotto il profilo dei sintomi (ansia e disturbi posturali, come il mal di schiena e i problemi di circolazione nelle gambe), rispetto alla depressione pre e post-partum e rispetto alle complicazioni di carattere ostetrico ( nascita prematura e durata e dolorosità del travaglio). Altri studi si sono concentrati sulla relazione tra la donna incinta e il suo partner.</p>
<blockquote>
<h3>3 BUONI MOTIVI PER RICEVERE UN MASSAGGIO IN GRAVIDANZA</h3>
<h3>1. Migliora l&#8217;assetto Muscolo-Scheletrico</h3>
<p><strong><a href="http://www.studiopsicologiarizzi.it/wp-content/uploads/2014/08/postura-e-gravidanza.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-998 aligncenter" src="http://www.studiopsicologiarizzi.it/wp-content/uploads/2014/08/postura-e-gravidanza-300x281.jpg" alt="postura-e-gravidanza" width="300" height="281" /></a></strong></p>
<ol>
<li><strong>Riduce i dolori muscolo-scheletrici: </strong>il massaggio aiuta a diminuire lo sforzo da parte di articolazioni e muscoli interessati dell&#8217;aumento di peso in gravidanza, riducendo la tensione muscolare e il mal di schiena<strong>.</strong></li>
<li><strong>Migliora la postura</strong>: le &#8220;sessioni di lavoro sul corpo&#8221; sono una possibilità di insegnare una corretta postura, alleviare disturbi muscolo scheletrici correlati come il dolore alla parte bassa della schiena, il mal di testa, la cervicalgia e i dolori alle spalle, ai piedi e la sciatica.</li>
<li><strong>Facilita il parto naturale</strong>: il massaggio dell’area perineale, prima e durante il parto, può contribuire a facilitare lo stiramento dei tessuti durante la nascita. (46-48) L&#8217;intima natura di questo massaggio e la sua limitata area di applicazione, comporta che questa tecnica sia generalmente spiegata alla donna ed eseguita dal suo compagno o dall’ostetrica. Attraverso l&#8217;abituazione alle sensazioni di stiramento nella zona perineale, è possibile ridurre nella donna la resistenza o la paura di queste stesse sensazioni presenti durante il parto, riducendo il rischio di episiotomia e accelerando la guarigione dei tessuti dopo il parto.</li>
<li><strong>Migliora la capacità di rilassarsi e di ascoltarsi</strong>: il massaggio migliora la consapevolezza della donna rispetto al proprio corpo portando la sua attenzione nelle aree di tensione muscolare che possono essere allentate  con appositi esercizi e con un respiro mirato. Associare il tocco con il rilassamento prima della nascita facilita il naturale rilassamento con il tocco durante il parto.</li>
</ol>
<h3>2. Favorisce il Benessere emotivo</h3>
<p><a href="http://www.studiopsicologiarizzi.it/wp-content/uploads/2014/08/gravidanza-felice.jpg"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-999 aligncenter" src="http://www.studiopsicologiarizzi.it/wp-content/uploads/2014/08/gravidanza-felice-300x200.jpg" alt="gravidanza-felice" width="300" height="200" /></a></p>
<ol>
<li><strong>Migliora il benessere emotivo</strong>: gli studi indicano che il massaggio può diminuire gli ormoni dello stress, ridurre la depressione e l&#8217;ansia e aumentare la produzione di serotonina, aumentando il senso di benessere. Tutti questi benefici aiutano il bambino a crescere sano nell&#8217;utero.</li>
<li><strong>Riduce lo stress intrauterino</strong>: il tocco, attraverso la diminuzione del cortisolo, migliora la funzione del sistema immunitario.</li>
<li><strong>Aumenta la sensazione di energia</strong>: il massaggio può ridurre o alleviare alcuni dei sintomi più comuni della gravidanza tra cui la stanchezza, lo stress, e l’insonnia &#8211; fattori che indeboliscono la donna.</li>
</ol>
<h3>3. Sostiene il legame mamma-bambino</h3>
<p><a href="http://www.studiopsicologiarizzi.it/wp-content/uploads/2014/08/allattamento.jpg"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-1000 aligncenter" src="http://www.studiopsicologiarizzi.it/wp-content/uploads/2014/08/allattamento-300x200.jpg" alt="allattamento" width="300" height="200" /></a></p>
<ol>
<li><strong>Aumenta la capacità di prendersi cura degli altri</strong>: il massaggio offre un&#8217;esperienza di cura e nutrimento che permette alla donna di imparare a toccare il suo bambino come lei è stata toccata. Questo è particolarmente importante per le donne con una storia di abuso, che sono, quindi alterate nel significato che attribuiscono al tocco. Il bambino toccato con cura e attenzione a sua volta sviluppa un’esperienza positiva del tocco e può entrare nel mondo con più sicurezza, a differenza di neonati che non vengono toccati, che diventano ritirati e aggressivi, con tendenze verso comportamenti antisociali.</li>
<li><strong>Promuove l&#8217;allattamento e una maggiore produzione di prolattina</strong>: il tocco in gravidanza stimola la produzione di prolattina, migliorando gli istinti  di accudimento materno e la capacità di prendersi cura del bambino.</li>
</ol>
</blockquote>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La paura del parto</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/la-paura-del-parto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2014 09:35:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[parto]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La paura del parto è stata attribuita alla paura del dolore, a fattori psicologici come la paura di perdere il controllo, di non essere capaci di far nascere il proprio<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="itemIntroText">
<div class="itemIntroText">
<p>La paura del parto è stata attribuita alla paura del dolore, a fattori psicologici come la paura di perdere il controllo, di non essere capaci di far nascere il proprio bambino, di diventare genitori, e a fattori sociali come la mancanza di supporto (Saisto &amp; Halmesmäki, 2003). La paura del parto è stata studiata in diversi stati del mondo rilevando differenti incidenze di questo fenomeno. Negli Stati Uniti, ad esempio, da uno studio su 280 donne (Lowe, 2000), è emerso che il 52% ha riportato paura del parto;</p>
</div>
<div class="itemFullText">
<p>in Finlandia (Waldenström, Hildingsson &amp; Ryding, 2006), di 2662 donne, il 10% ha riportato paura del parto e solo il 5% su 8000 donne in Svizzera (Geissbeuhler &amp; Eberhard, 2002); in stati come la Svezia e l’Australia l’incidenza riportata è del 20% (Zar, Wijma &amp; Wijma, 2001). Tali differenze potrebbero essere ipoteticamente attribuite a diversità culturali o a discrepanze metodologiche degli studi, in particolar modo rispetto a ciò che gli strumenti utilizzati per le indagini hanno, effettivamente, rilevato. Per esempio, lo studio svizzero, ha impiegato una singola domanda sulla paura del parto, mentre in America è stato scelto un questionario appositamente strutturato, con un cut-off dei punteggi per i livelli alti e bassi di paura.</p>
<p>La paura del parto sembra essere una delle ragioni più comunemente riportate dalle donne che fanno richiesta di parto programmato col cesareo (dal 7 al 22% dei tagli cesarei in Inghilterra e Svezia sono programmati). Le conseguenze della paura del parto sono state identificate lungo tutto lo sviluppo della gravidanza, sull’andamento del travaglio, più lungo e doloroso (Alehagen, 2005) e sull’ostacolare il primo attaccamento madre-bambino (Saisto, 2006).</p>
<p>Non sono ancora chiari, in letteratura, i motivi per cui alcune donne soffrono per la paura del parto. In un recente studio del 2011, Rouhe ad Helsinki ha confrontato due gruppi, uno costituito da donne che hanno dichiarato di avere una significativa paura del parto, e un altro di controllo costituito dalle rimanenti donne, per un totale di 2405 donne appartenenti al primo gruppo e 4676 al secondo. L’obiettivo del suo studio era indagare se le donne con la paura del parto avevano problemi di salute mentale più frequenti rispetto al gruppo di controllo. I due gruppi sono stati analizzati attraverso i dati ottenuti dai dal Medical Birth Register,  dal Hospital Discharge Register e dal Drug Reimbursement Register nei 5-12 anni prima e dopo il parto. È emerso che le donne con una alta paura del parto hanno avuto un numero di cure psichiatriche significativamente maggiore (54% versus 34%, P&lt;0.001) rispetto al gruppo di controllo nel periodo di tempo considerato nello studio. Il gruppo sperimentale differisce dal gruppo di controllo anche rispetto all’uso maggiore di farmaci psicotropi (51% versus 31%). I disturbi più comuni sono quelli dell’umore e d’ansia. Infine, i predittori di cure psichiatriche dopo il parto si sono rivelati essere la presenza di episodi precedenti di cure psichiatriche e la paura del parto.</p>
</div>
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		<title>L’esperienza del parto</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/lesperienza-del-parto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2014 09:38:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il parto è un&#8217;esperienza di vita della donna emotivamente molto intensa. Per questo motivo, oltre a considerare il parto dal punto di vista fisiologico, é importante saperlo comprendere anche negli<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="itemIntroText">
<div class="itemIntroText">
<div class="itemIntroText">
<p>Il parto è un&#8217;esperienza di vita della donna emotivamente molto intensa. Per questo motivo, oltre a considerare il parto dal punto di vista fisiologico, é importante saperlo comprendere anche negli aspetti psicologici che ne influenzano enormemente lo sviluppo e l’esito.</p>
</div>
<div class="itemFullText">
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’Apertura</h3>
<p>L’Esperienza dell’Apertura permette alla donna di lasciarsi andare a un evento che, di natura, è intenso e che si svolge al di fuori del controllo volontario. La donna, per potersi Lasciar andare durante il parto deve aver potuto sperimentare in modo pieno il Lasciare durante la gravidanza, motivo per cui l’intervento Funzionale per l’accompagnamento in gravidanza, tra i suoi obiettivi fondamentali, pone proprio questa Esperienza di Base e l’integrazione e sviluppo di questo Funzionamento di fondo.</p>
<p>gravidanza che al parto. Come è stato dimostrato da Field, un modo per lavorare sul Lasciare è il massaggio, sia eseguito da un professionista, sia da una persona cara come un’amica o il partner.</p>
<h3>L’Essere Sostenuti</h3>
<p>Questa esperienza é fondamentale tutta la vita e fa riferimento al sostegno sociale. Storicamente le donne sono sempre state seguite e sostenute durante il parto da altre donne che stavano al loro fianco per tutta la durata del travaglio. Negli ospedali dei paesi industrializzati questa è, invece, un’eccezione e non una regola (Hodnett, 2011).</p>
<p>In uno studio del 2010 di Kashanian, sono stati studiati gli effetti del sostegno continuo alle donne durante il parto da parte delle ostetriche, confrontandolo con il sostegno discontinuo generalmente di routine. I due gruppi erano costituiti ognuno da 50 donne che non avevano seguito nessun corso prenatale. I risultati mostrano che la durata della fase attiva del travaglio e di espulsione e il numero di interventi con taglio cesareo sono significativamente minori nel gruppo seguito continuativamente rispetto al gruppo di controllo.</p>
<p>Durante il parto, questo sostegno può essere dato dalla presenza di una donna opportunamente preparata, chiamata doula, che accompagna e sostiene la donna durante tutto il travaglio e il parto, dandole conforto, contatto fisico, suggerimenti, spiegazioni su cosa sta succedendo. La presenza di questa figura si é dimostrata efficace in molte ricerche (Pascali-Bonaro, 2004; Keenan, 2000). La doula è una figura professionale pienamente riconosciuta e in progressivo sviluppo negli Stati Uniti e che lentamente (attraverso la fondazione della prima scuola per doule a Pisa) si sta facendo strada anche in Italia. Nel box è riportato un articolo su questa figura professionale, pubblicato dal Corriere della Sera nel dicembre del 2010.</p>
<p>La figura della doula risulta efficace perché avere qualcuno che si prende cura della donna aumenta in lei la sensazione di controllo esterno (o Auto-efficacia) e favorisce il Lasciare. Le cure percepite come “dovute”, invece, non hanno questo effetto (Green, 2003).</p>
<h3>La partecipazione dei papà al parto</h3>
<p>Nel passato, il parto era considerato una faccenda prettamente femminile, dalla quale gli uomini erano, generalmente, esclusi. (Leavitt, 2003). Se capitava che dovessero assistere o avere un ruolo durante il travaglio e il parto, entravano in un territorio sotto il dominio delle donne.</p>
<p>Ai giorni nostri, è stato calcolato che l’86% dei papà assistono al parto (Kiernan e Smith, 2003), ma riportano di non sentirsi benvenuti o di venire ignorati dalle ostetriche e dai medici, soprattutto quando le cose iniziano ad andare storte (Koppel e Kaiser, 2001).</p>
<p>Kaplan (2004) ha dimostrato che il parto è il momento in cui l’uomo è maggiormente coinvolto emotivamente con il proprio bambino. White (2007) e Odent (2008) suggeriscono, invece, che la presenza dei papà durante il parto può causare disturbi psicologici, sessuali e mentali, poiché il parto potrebbe essere vissuto come un’esperienza spaventosa che potrebbe andare a danneggiare la relazione di coppia e il loro diventare papà. Anche Chapman (1992) ha messo in luce che i papà possono, talvolta, sentirsi forzati nella partecipazione al parto, un evento nel quale non si sentono a loro agio.</p>
<p>La presenza dei papà, d’altra parte, viene considerata dalle donne il più importante supporto e in alcuni casi può essere valutato con punteggi più alti rispetto al personale (Tarkka &amp; Paunonen, 1996; Enkin et al., 1995).  Somers-Smith (1999) ha osservato che la presenza dei partner durante il parto è molto gradita e suscita sensazioni positive nella donna. In uno studio di Klein (1981), condotto attraverso l’osservazione durante il travaglio e la somministrazione di un questionario alle donne nel post-partum, emerge che i papà, paragonati alle ostetriche, sono più presenti fisicamente e coinvolti emotivamente. Le madri percepiscono il contributo dei papà come positivo, sebbene l’aiuto non correli con ciò che viene fatto nella pratica, bensì con la loro presenza. In ogni modo, la partecipazione al parto dei papà aumenta il significato dell’esperienza e rafforzerebbe, secondo l’autore, la relazione di coppia.</p>
<p>Le ricerche sul tema restituiscono risultati controversi, per cui non è chiaro se incentivare la presenza dei papà durante il parto, riconoscendone il valore, o se lasciarlo in disparte, proteggendolo rispetto a possibili esperienze traumatiche.</p>
<p>Una lettura più approfondita di come i papà esperiscono questo importante momento della loro vita, fa emergere che i papà ritengono la loro presenza in sala parto positiva (David, 2009), ma percepiscono che loro stessi necessiterebbero di un supporto o di una preparazione adeguata. In particolare, i papà si ritengono supportati quando hanno la possibilità di chiedere e di interagire con l’ostetrica e con la partner e vivono positivamente il poter scegliere se essere coinvolti o se fare un passo indietro rispetto a ciò che sta avvenendo. Per i papà è importante essere considerati come parte di una coppia che sta per avere un bambino, mentre se sono lasciati fuori, sperimentano una sensazione di impotenza che può portare a sensazioni di panico e mettere a repentaglio il loro ruolo di supporto nella coppia (Backstrӧm e Hertfeldt Wahn, 2009).</p>
<p>Essere di sostegno al dolore della partner e rimanere nella paura di ciò che può succedere può essere, comunque, difficile, se non, in accordo con White (2007) e Odent (2008), traumatico. Il parto dovrebbe poter essere un momento di condivisione tra i due partner, ma i papà dovrebbero essere riconosciuti e sostenuti nel loro ruolo e nella loro importanza sia durante il parto (Premberg, 2010), ma anche durante la gravidanza, per cui andrebbero incentivati a partecipare assieme alla compagna ai corsi prenatali.</p>
<h3>Sentirsi</h3>
<p>Il Sentirsi è l’esperienza di prestare volontariamente attenzione nel qui ed ora alle proprie sensazioni fisiche, senza giudizio, lasciando andare i pensieri, di qualunque tipo, che interferiscono nell’esperienza stessa. Il Sentirsi ha come effetto secondario una sensazione di Calma e di Controllo sul dolore. Il Sentirsi è strettamente collegato con l’esperienza dell’Apertura, poiché per Sentirsi è importante assumere un atteggiamento di accettazione, non giudizio, pazienza e gentilezza, senza cercare di combattere contro o fuggire dalle sensazioni che si stanno Sentendo.</p>
<p>Il Sentirsi può essere sviluppato in gravidanza attraverso esercizi di Minfulness che si stanno, negli ultimi anni, dimostrando efficaci in più settori, tra i quali la gravidanza, il parto e la perinatalità. Secondo Kabat-Zinn (1986) usare la midfulness per gestire il dolore significa osservare e prestare attenzione a tutte le sensazioni, ai cambiamenti che si succedono rapidamente nel corpo, come se si stesse guardando una successione di luci colorate proiettate su uno schermo. Concentrarsi sulle sensazioni permetterebbe di ritrovare un centro di calma e di forza attraverso le quali poter stare nel dolore, senza andare nella paura, nella rabbia o nello sconforto. Il dolore, infatti, fa parte della nascita, ma può essere vissuto psicologicamente in molti modi diversi. Poterlo vivere nella serenità e nella Forza Calma, permette alla donna di renderlo più utile: le contrazioni sono maggiormente efficaci e il parto dura complessivamente di meno.</p>
<p>Sentirsi è “faticoso”, poiché è un’azione volontaria, intenzionale di riportare l’attenzione sulle sensazioni interne, senza venire catturati dai pensieri che, normalmente, affollano la mente, più o meno consapevolmente, di ognuno. Per questo è necessario “allenare” il Sentirsi, allo stesso modo in cui ci si può allenare nella corsa o in qualche esercizio fisico. Andare a correre una sola volta non sarà utile per sviluppare i muscoli delle gambe o aumentare i globuli rossi nel sangue. Allo stesso modo “improvvisarsi” nel Sentirsi o fare un esercizio di Mindfulness centrato sulle proprie sensazioni una sola volta, non servirà durante il parto nella gestione del dolore. Per questo gli esercizi che si suggeriscono per il parto andrebbero imparati ed eseguiti sempre durante la gravidanza, per insegnare alla donna, non tanto le “tecniche” fine se stesse, ma l’atteggiamento e il modo con cui viverle. La donna, nel Sentirsi durante il parto, può, infatti, compiere dei movimenti, camminare, ascoltare musica, stare ferma in qualche posizione confortevole o essere massaggiata. Durante il parto tutti questi esercizi sono efficaci se la donna sta nel Sentire grazie al quale mantiene un senso profondo di Calma e di Forza, con le quali può gestire la situazione, momento per momento.</p>
<p>Riassumendo, le tecniche e gli esercizi per “alleviare” il dolore durante il parto, non funzionano perché “miracolosi” o perché eseguiti in modo preciso, ma perché l’attitudine psicologica nei confronti di questi esercizi è quella del Sentirsi, accettando e ascoltando profondamente le sensazioni che ci sono. Fare gli stessi esercizi con l’obiettivo di voler “cancellare” con un colpo di spugna le proprie sensazioni di dolore, porterà in vissuti di rabbia o sconforto, dando la sensazione di  essere impotenti rispetto al dolore.</p>
<h3>Soddisfazione</h3>
<p>La soddisfazione per il parto è la valenza che la donna attribuisce all’esperienza complessiva del parto (Fair, 2012). La soddisfazione per il parto si misura attraverso questionari che valutano la percezione della donna rispetto alla cura e il sostegno ricevuti, il controllo sullo svolgimento del parto e le decisioni da prendere, gli interventi medici e la salute generale della donna stessa e del bambino (Ford, 2009). La soddisfazione per il parto è un costrutto importante, poiché se non presente, correla con l’insorgenza della depressione post-partum o del disturbo post-traumatico da stress (Ford, 2009). Un parto insoddisfacente viene ricordato dalle donne con paura, rabbia, dolore o tristezza, oppure viene del tutto cancellato e può portare in seguito a disturbi nella vita sessuale, alla scelta di abortire (Goldbeck-Wood, 1996) o di partorire con taglio ceasareo (Ryding, 1993) nel caso si presenti un’altra gravidanza. Quando presente, la soddisfazione correla positivamente con la salute della donna e del bambino, aumentando l’autostima della donna (Laurence, 1997), l’accettazione al suo nuovo ruolo di madre, con un miglior attaccamento madre-bambino (Laurence, 1997).</p>
<p>L’impatto sul benessere psicologico della madre del parto sembra essere dovuto al fatto che il parto viene vissuto come un momento critico della vita per auto-affermarsi (Murphy-Lawless, 1998).</p>
<p>Larkin (200) ha analizzato gli studi che hanno cercato di mettere in luce i fattori che contribuiscono alla soddisfazione per il parto. Secondo l’autrice, la soddisfazione sembra essere legata a diversi fattori, tra cui i più citati sono il controllo, il sostegno, la dolorosità, le aspettative.</p>
<p>Il controllo è una chiave che è stata identificata come molto importante per la valutazione positiva o negativa che la donna ha del proprio parto. Il concetto di controllo è stato, però definito in diversi modi (Green e Baston, 2003). Per alcune donne, controllo significa scegliere la struttura, il personale, dove vivere il travaglio. Ancora, il controllo è stato definito, in un’ottica più interna alla persona, come senso di auto-efficacia e capacità di mobilizzare le proprie risorse interne. La parola “controllo” è stata anche attribuita alla scelta della donna di delegare le proprie decisioni sullo svolgimento del parto a qualcuno di fiducia. Le donne con un maggior senso di controllo, nei diversi modi in cui sia stato definito, sperimentano l’esperienza del parto come maggiormente positiva. Nel modello Funzionale il concetto di Controllo non è inteso come attenzione focalizzata o senso di allarme, ma è vicino a senso di auto-efficacia, dove la donna può sentire che dirige l’andamento del proprio parto in modo consapevole e calmo. Il senso di auto-efficacia, interpretato come risorsa interna della donna misurata prima del parto, correla con la soddisfazione per il parto e un buon andamento dello stesso (Drummond e Rickwood, 1997).</p>
<p>Il sostegno sociale ha numerosi benefici sulla madre, sul bambino e su come viene percepita l’esperienza del parto. Il sostegno correla con la sensazione di controllo. Il sostegno è stato definito dalle donne come l’avere qualcuno che si prende cura di loro, anche sul piano emotivo, avere la presenza stabile di qualcuno, l’essere trattate come individui, essere confortate e mantenere un senso di dignità.</p>
<p>L’esperienza del dolore durante il parto è un fenomeno complesso che può avere un impatto negativo sulla soddisfazione per il parto o, al contrario, far sentire alla donna un senso di pienezza e sensazione di avercela fatta. In alcuni protocolli di natura ostetrica sembra che l’eliminazione del dolore sia il fattore primario per ottenere un parto soddisfacente, ma per alcune donne, il dolore è una componente essenziale dell’esperienza e le aiuta nella transizione verso il diventare madri. Vivere il parto senza dolore, inoltre, per alcune può significare perdere il senso del controllo (Stern, 1997). Infatti, per alcune donne, poter gestire il dolore contribuisce alla sensazione di controllo o auto-efficacia, mentre soccombere al dolore e non riuscire a gestirlo può essere alla base di una sensazione di fallimento.</p>
<p>Un ulteriore fattore che sembra, in alcuni studi, essere correlato con la sensazione di soddisfazione è l’aspettativa che la donna si è creata rispetto al parto. L’aspettativa può essere costruita socialmente e si sviluppa nella donna nel tempo, provocando paura e ansia o evocando felicità e speranza. Ogni donna sembra sviluppare una personale aspettativa su come sarà il proprio parto e questo correla con la scelta di somministrazione di analgesia, con la sensazione di controllo, la partecipazione alla presa di decisione e sostegno da parte del caregiver.</p>
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		<item>
		<title>Il ruolo del contatto fisico nella crescita</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/ruolo-del-contatto-fisico-nella-crescita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2014 09:40:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[tocco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stato dimostrato che in numerose specie animali, il fatto che la madre lecchi il proprio cucciolo, è determinante non solo per lo sviluppo “psicologico e comportamentale”, ma anche per<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="itemIntroText">
<div class="itemIntroText"></div>
<div class="itemIntroText">
<p>È stato dimostrato che in numerose specie animali, il fatto che la madre lecchi il proprio cucciolo, è determinante non solo per lo sviluppo “psicologico e comportamentale”, ma anche per quello fisiologico, poiché molti apparati, tra cui quello circolatorio, digestivo, gastrointestinale, genitale-urinario, immunologico, neuroendocrino, riproduttivo e respiratorio si sviluppano solo se avviene una stimolazione sensoriale attraverso il Tocco attivo della madre sul cucciolo.</p>
</div>
<div class="itemFullText">
<p>Tra i primi ricercatori sul Tocco, possiamo ricordare Harry Harlow, presso la University of Wisconsin, che svolse un famoso esperimento sul contatto nelle scimmie (Harlow, 1958). Egli costruì un surrogato di madre fatta di tessuto e un secondo surrogato di madre fatta di una rete metallica. Per alcuni dei piccoli di scimmia, la madre di tessuto dava loro il latte e la madre di rete metallica non lo faceva. Per altri, la condizione era opposta. I piccoli di scimmia preferivano la madre di tessuto senza il latte rispetto alla madre di rete metallica con il latte, suggerendo che avevano più bisogno della stimolazione tattile che del nutrimento. I piccoli di scimmia che non avevano una vera madre o un surrogato di madre svilupparono schemi di comportamento in cui si auto-abbracciavano. Quando queste scimmie crebbero, non svilupparono i normali schemi di comportamento relativi al prendersi cura di sé ed ebbero difficoltà nella riproduzione. Secondo il modello Funzionale l’auto-abbracciarsi può essere spiegato come una compensazione rispetto ad una Esperienza di base carente per garantire Funzionamenti di fondo contigui ed indispensabili a soddisfare alcuni Bisogni di base. La carenza nell’essere toccati (e, quindi, di tutte le EBS ad essa collegate) portò le scimmie, oltre a comportamenti di compensazione, anche ad alterazioni comportamentali.</p>
<p>Il ratto è un animale per studiare gli effetti della deprivazione del tocco poiché questi sono paragonabili a quelli che avvengono nell’uomo.</p>
<p>Levine e collaboratori (1962) hanno scoperto che i ratti manipolati durante lo sviluppo hanno livelli più alti di anticorpi nel loro sangue dopo l’immunizzazione rispetto a quelli che non sono stati manipolati, indicando un collegamento tra il tocco e il sistema immunitario nel periodo neonatale. Altri esperimenti hanno dimostrato un maggior aumento di peso, maggiore attività, minor timore e una maggiore resistenza allo stress, conseguenti a manipolazioni supplementari. Studi simili (Denenberg, 1990) suggeriscono che i ratti manipolati durante i primi cinque giorni di vita pesano di più, hanno una migliore performance sui compiti cognitivi e sopravvivono più a lungo.</p>
<p>Il Dottor Saul Schanberg della Scuola Medica dell’Università di Duke notò che quando i piccoli di topo vengono deprivati delle loro mamme, sperimentano un declino significativo nell’ormone della crescita e dell’ornitina decarbossilasi (ODC), che è parte della catena della sintesi proteica ed è importante per il corretto funzionamento del sistema immunitario (Schanberg, 1995). Diminuzioni nell’ODC, risultanti in un sistema immunitario indebolito, sono notate nel cervello, cuore, fegato e virtualmente in ogni organo del corpo conseguente alla separazione, ma il riavvicinamento dei piccoli di topo alle loro mamme inverte il declino.</p>
<p>Schanberg osservò questi peggioramenti, ma inizialmente non fu in grado di capire da cosa fossero causati. Lui e i suoi colleghi sapevano che la risposta era legata a qualcosa che la mamma ratto faceva ai suoi piccoli, ma non sapevano cosa fosse, fino a che, durante l’assenza del Dr. Schanberg per partecipare ad una conferenza, uno dei suoi studenti laureati si sedette ad osservare giorno e notte la mamma ratto e i suoi piccoli e capì cosa stesse facendo loro. Corse velocemente fuori dal laboratorio e tornò con un piccolo pennello nella sua mano. Procedette ad inzuppare questo pennello nell’acqua e a “leccare” i piccoli deprivati delle loro mamme accarezzando la sua spazzola su di loro in modo regolare, anche ritmico, per contrastare gli effetti della deprivazione materna. Quando il Dr. Schanberg e i suoi studenti provarono, più tardi, a mimare ciò che osservarono del comportamento delle mamme topo (portare in giro il piccolo, pizzicare la coda e leccare con la lingua), solo il leccare riportò i ratti deprivati in uno stato normale. Il Tocco è, infatti, implicato in numerose Esperienze di base, non è solo una stimolazione, ma un modo di aiuto al funzionamento complessivo dell’organismo (Rizzi, Rizzi, Casetta, 2011).</p>
<p>Recentemente, il Dr. Schanberg ha localizzato un gene della crescita che è il responsabile per questa relazione tattile di stimolazione/crescita. Lui e i suoi collaboratori hanno organizzato un esperimento preparando un po’ di RNA dal fegato di ratti deprivati e non deprivati, e con l’utilizzo di una specifica sonda in grado di identificare il CFOS (un gene messaggero), hanno scoperto che la deprivazione materna riduce significativamente questo messaggero.</p>
<p>Quindi, ciò dimostra che l’essere Toccati è un bisogno geneticamente determinato, in grado di interagire con la sintesi proteica. Per secoli si è pensato, soprattutto nelle culture industrializzate, che il Tocco fosse legato alla sessualità, in età adulta, o al “viziare” i bambini nell’età dello sviluppo. Nel 1894, Luther Emmett Holt, professore di pediatria alla Cornell University Medical School, pubblicò un opuscolo intitolato “Il tenere e il nutrire i bambini”. Nella sua quindicesima edizione, nel 1935, Holt consigliò l’allattamento da biberon (tanto buono quanto l’allattamento al seno, affermò), il non prendere in braccio il bambino, non importa da quanto tempo piange, e il nutrimento ad intervalli di quattro ore”. Più o meno nello stesso periodo, anche il professor John Watson scrisse un libro in cui diceva: “C’è una maniera sensata di trattare i bambini. Non abbracciarli e baciarli mai, non lasciarli mai sedere in braccio. Se devi, baciali una volta sulla fronte quando dai loro la buonanotte e stringi loro la mano la mattina” (Montagu, 1995). Molto tristemente gran parte della nostra cultura ha dato retta a questo consiglio durante gran parte del ventesimo secolo. Queste idee si sono legate alla credenza che la piacevolezza del Contatto, il Benessere che esso provoca, sia un “peccato” della carne, una debolezza psicologica. La piacevolezza e il benessere, invece, sono geneticamente determinati (come dimostrato dallo studio riportato qui sopra) e sono la conseguenza della soddisfazione di un Bisogno primario, proprio come il piacere del mangiare; il Piacere serve, biologicamente, a incentivare un comportamento favorevole per lo sviluppo e il mantenimento della vita, è una Funzione del nostro cervello, in particolare del nucleus accumbens (Kandel, 2000).</p>
<p>In tutto il XIX e nel primo XX secolo, i bambini cresciuti in orfanotrofi avevano meno del 50% di possibilità di raggiungere la pubertà. Al volgere del secolo, la Casa per trovatelli tedesca aveva un tasso di mortalità per i bambini di oltre 70%. Nel primo ‘900, gli orfanotrofi americani avevano tassi di morte infantile in media del 32-75%. Ancor peggio, nelle istituzioni di Baltimora la stima era di un tasso di mortalità di almeno il 90%, ed era vicino al 100% nel Randall Island Hospital di New York. I bambini negli orfanotrofi non venivano toccati, né tenuti in braccio, se non per le cure di routine strettamente necessarie (senza sapere che anche tenerli in braccio, accarezzarli, toccarli, era necessario).</p>
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		<title>Effetti del massaggio neonatale</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/effetti-del-massaggio-neonatale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2014 09:43:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[massaggio]]></category>
		<category><![CDATA[massaggio neonatale]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="itemIntroText">
<div class="itemIntroText"> Le modalità dell’entrare in contatto e del tocco nello sviluppo dell’uomo cominciano dall’inizio della gravidanza: il feto riceve un continuo “massaggio” per tutti i nove mesi, sia dal fluido amniotico, sia dal funzionamento degli organi interni della madre. Inoltre, una donna incinta spontaneamente massaggia il suo bambino nel grembo; se il bambino spinge, la madre può rispondere a sua volta con movimenti, una spinta o dando un piccolo colpetto giocoso. Anche il feto sente i movimenti delle mani della madre e comincia a diventare familiare con le sue carezze. Inizia così a svilupparsi la loro relazione.</div>
<div class="itemFullText">
<p>Quasi tutte le società non industriali (183 su 186) si aspettano che le madri e i bambini stiano insieme per giorni e settimane dopo il parto. Nei paesi industrializzati, invece, le separazioni madre-bambino, sono, spesso, pratiche di routine. Marshall Klaus e John Kennell, entrambi pediatri rinomati in tutto il mondo, hanno introdotto il “lying-in” o “rooming-in”, una delle prime organizza­zioni dello stare insieme di madre e bambino negli ospedali ostetrici.In uno studio, Klaus e Kennell (1982) chiesero alle madri di manipolare i loro figli nudi per un’ora durante le prime due ore dopo la nascita e per ulteriori cinque ore durante i successivi tre giorni. In un’intervista un mese dopo la nascita, si scoprì che paragonate alle altre madri, le madri che avevano manipolato i loro figli di più, “calmavano” meglio i loro bambini, “accarezzavano” e avevano più spesso un “contatto oculare” durante l’allattamento, passavano più tempo a “presenziare” durante gli esami e le visite del primo anno di vita, “ponevano più domande” e “davano meno ordini” ai loro bambini due anni dopo, e avevano i bambini con punteggi maggiori di QI e ai test di linguaggio a 5 anni. Di interessante, Kennell scoprì che il miglior predittore della quantità di tempo che una giovane madre trascorre con suo figlio, è la quantità di tempo che lei stessa ha trascorso in contatto con la propria madre da piccola.</p>
<p>Kaitz e coll. della Hebrew University in Jerusalem, hanno dimostrato che le donne che “tenevano in braccio” i loro bambini per almeno un’ora dopo il parto erano in grado di “identificare” i loro figli quando venivano bendate e poste di fronte ad una fila di neonati, semplicemente toccandoli con le mani e con la fronte (Kaitz, 1992). Anche i padri identificavano i propri figli, ma solo attraverso le mani (Kaitz, 1994). Complessivamente, i risultati degli studi suggeriscono che le madri che hanno contatti precoci sono più “soddisfatte” dei loro bambini, trascorrono più tempo “guardando” la faccia dei loro bambini, e più tempo interagendo con loro. I bambini toccati fin dalla loro nascita inoltre “piangono meno e sorridono” alle loro madri più dei bambini separati.</p>
<p>Un’altra forma di tocco studiata è la tecnica mamme-canguro. Originariamente nel Bogota, in Colombia, questa è un’altra pratica di primissimo Contatto, così chiamata perché assomiglia al modo in cui i marsupiali si prendono cura dei loro piccoli. In questo tipo di presa, la madre o il padre tengono il bambino con il pannolino o nudo sotto i loro vestiti, pelle-a-pelle, e il bambino giace sul petto della madre o sul quello del padre. In questa posizione, i bambini stanno al caldo, hanno battiti del cuore e respirazione regolare e un’adeguata ossigenazione. Dormono anche più profondamente, hanno una maggiore inattività di allerta e piangono meno. Inoltre, le madri che praticano la mamme-canguro, allattano al seno e sviluppano un maggior attaccamento ai loro bambini. Secondo Gene Anderson (1995), un ricercatore neonatale che ha condotto molti di questi studi, la tecnica mamme-canguro promuove anche la normale crescita della testa perché la posizione della testa del bambino non viene schiacciata al materasso.</p>
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		<title>Depressione post-partum e massaggio neonatale</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/depressione-post-partum-massaggio-neonatale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2014 09:54:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[depressione postpartum]]></category>
		<category><![CDATA[massaggio]]></category>
		<category><![CDATA[massaggio neonatale]]></category>
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<p>La depressione post-partum, colpisce più del 10% delle donne, ha terribili effetti sul neonato e correla con difficoltà relazionali madre-bambino (Abrams, 1995). Dopo la loro nascita le madri depresse, infatti, “toccano” i loro figli meno delle madri non depresse (Lundy, 1996).</p>
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I bambini nati da madri depresse mostrano performance inferiori nel Brazelton Neonatal Behavior Assessment, un esame che valuta la risposta del neonato alle stimolazioni visive, uditive, sociali e non sociali, e il comportamento motorio del neonato, la capacità di auto-consolarsi e i riflessi. Questi neonati sono anche meno attenti e meno responsivi alle facce (Lundy, 1997), e la loro percezione uditiva, tattile e degli stimoli visivi è meno sviluppata (Hernandez-Reif, 2000). Inoltre, l’attività del loro elettroencefalogramma è simile a quella delle loro madri depresse (Jones, 1998). Tali dati derivano, probabilmente, dal fatto che questi bambini sono stati esposti agli alti livelli degli ormoni dello stress delle loro madri durante la gravidanza, infatti alla nascita i neonati hanno gli stessi livelli alterati di cortisolo delle madri (Lundy, 1999), per cui sono essi stessi in condizione di stress. Quando la depressione della madre continua, la crescita e lo sviluppo del bambino sono ritardati. Se la madre è ancora depressa per sei mesi dopo il parto il bambino tipicamente pesa meno del normale e ad un anno ha punteggi più bassi nella scala mentale e motoria di Bayley. Gli effetti delle tecniche del Tocco e del massaggio neonatale sono stati osservati anche sulla depressione postpartum delle mamme. Nello studio di Onozawa (2001), è stato dimostrato che le madri risultate depresse all’Edinburgh Postnatal Depression Scale (EPDS) dopo 4 settimane dal parto, che partecipano ad un gruppo di massaggio neonatale e ad un gruppo di sostegno, dopo 5 settimane ottengono punteggi più bassi all’EPDS e migliorano la loro interazione con i figli (documentata mediante videoregistrazione). Nel gruppo di controllo, le madri partecipano solo ad un gruppo di sostegno e ottengono punteggi migliori all’EPDS senza però migliorare la loro relazione coi bambini. Gli effetti benefici dell’introduzione di tecniche con tocco e massaggio neonatale si possono, quindi, osservare sia sul bambino (da un punto di vista strettamente pediatrico), che sulla relazione che si instaura tra la madre e il bambino, permettendo un maggior benessere da parte di entrambi (Knill, 1994).</p>
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		<title>Gli effetti del massaggio sui nati prematuri</title>
		<link>https://www.studiopsicologiarizzi.it/gli-effetti-del-massaggio-sui-nati-prematuri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Aug 2014 10:22:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti]]></category>
		<category><![CDATA[aumento ponderale]]></category>
		<category><![CDATA[massaggio]]></category>
		<category><![CDATA[massaggio neonatale]]></category>
		<category><![CDATA[prematuri]]></category>
		<category><![CDATA[tiffany field]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli effetti del massaggio neonatale sono stati documentati e osservati in molte altre ricerche di interesse pediatrico, soprattutto nei bambini nati prima della trentottesima settimana gestazionale. In particolare, per evitare<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="itemIntroText">
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<div class="itemIntroText">
<p>Gli effetti del massaggio neonatale sono stati documentati e osservati in molte altre ricerche di interesse pediatrico, soprattutto nei bambini nati prima della trentottesima settimana gestazionale.</p>
<p>In particolare, per evitare problemi a breve e a lungo termine che possono interessare sia lo sviluppo fisico e motorio, sia quello psichico (Craig, Grealy, &amp; Lee, 2000; Gorga, Stern, Ross, &amp; Nagler, 1991; Jennische &amp; Sedin, 1998; van der Fits, Flikweert, Stremmelaar, Martijn, &amp; Hadders-Algra, 1999), e che sono correlati col peso alla nascita, sono stati sperimentati diversi interventi in aggiunta a quelli di ordine strettamente medico, per favorire la crescita ponderale dei neonati (Dieter &amp; Emory, 1997; Feldman &amp; Eidelman, 1998).</p>
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<div class="itemFullText">
<p>L’intervento maggiormente utilizzato e osservato è quello che prevede l’utilizzo di tecniche di massaggio neonatale (Vickers, Ohlsson, Lacy, &amp; Horsley, 2000). Numerose ricerche hanno dimostrato che un trattamento di soli 10 giorni favorisce la crescita ponderale nei neonati prematuri, incrementandola fino al 47% (Ferber et al., 2002; Jinon, 1996; Kuhn et al., 1991; Scafidi et al., 1990; Scafidi et al., 1986; Wheeden et al., 1993; Field et altri, 1986). Un intervento con tecniche di massaggio neonatale di dieci giorni influenza anche i Funzionamenti che migliorano i ritmi sonno-veglia, infatti, i bambini massaggiati dormono di meno e rispondono meglio all’esame di Brazelton (Field, Scafidi, &amp; Schanberg, 1987; Scafidi et al., 1986, 1990; Wheeden et al., 1993). Inoltre, i bambini che ricevono il trattamento, vengono dimessi dall’ospedale da 3 a 6 giorni prima, riducendo notevolmente anche i costi ospedalieri.</p>
<p>Altri studi riportano che la crescita della lunghezza e della circonferenza craniale e la densità dei minerali nelle ossa aumenta significativamente (rispetto ad un gruppo di controllo) nei neonati prematuri trattati con il massaggio (Field, 2002).</p>
<p>Nei prematuri massaggiati sono stati misurati gli ormoni responsabili dell’assorbimento delle sostanze nutritive (glucosio ed insulina), ed è emerso che i bambini massaggiati hanno più alti livelli di insulina. Questo sembrerebbe il motivo della maggior crescita ponderale nei bambini massaggiati.</p>
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